Per chi vuole prendere applausi a prezzi da saldo, beh, oggi è un gioco da ragazzi: basta dire che si apre una settimana radiosa per la nostra democrazia. La Camera voterà infatti per l’ultima volta la riduzione dei parlamentari. Dalla prossima legislatura avremo 345 bocche voraci in meno da sfamare, 345 fannulloni in meno a zonzo per Roma, migliaia di portaborse in meno a scroccare aperitivi a meeting e conferenze stampa. Questo è almeno ciò che racconta la «narrazione» di una riforma inoculata nella società dai 5Stelle, appoggiata dalla Lega, contrastata dal Pd, ora folgorato sulle via dei populisti in cambio di un governo (subito), e di aggiustamenti (poi) che limitino i danni del colpo di mannaia.

Calata nella attuale legge elettorale e nel medesimo impianto costituzionale, infatti, il taglio così com’è non fa tornare molti conti. Non solo in tema di risparmi per la collettività, infinitesimi. Ma soprattutto perché non garantisce adeguata presenza ai partiti minori, lascia senza rappresentanza ampie aree del Paese, e con una sessantina in media di parlamentari (il 10 per cento) impegnati nell’attività di governo, produrrà commissioni fatte da un pugno di deputati e leggi approvate da quattro amici al bar. Il taglio da solo, insomma, è la classica casa fatta partendo dal tetto. Un bel tetto, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, ma pur sempre sospeso nel vuoto. Con il dubbio, corroborato dalla storia e dalla statistica, che fatta la nuova carrozzeria, possano cambiare la volontà o modificarsi le condizioni per dotarla di un motore adeguato; che da riforma articolata, diventi la solita riformetta zoppa.

Domanda: avremmo avuto moti di piazza se fosse stato varato con calma, in tempi ragionevoli, l’intero pacchetto e non solo la madre di tutte le battaglie grilline? Pensiamo di no. Allora, un invito che cadrà nel nulla: fermarsi un attimo e ragionare. È vero: se non si parte, non si combina niente. L’Italia del non fare in questo è maestra. Ma su certi temi che toccano gli equilibri della nostra democrazia, la fretta è cattiva consigliera. E la demagogia sua degna compagna di viaggio.