Adesso Matteo Salvini teme la sindrome di quel centravanti che per un anno fa gol a ogni pallone ma tutto d’un tratto non riesce a metter dentro nemmeno l’assist più facile, quasi avesse smarrito il tocco magico. Un complesso assai diffuso nei politici, e che prima del ministro dell’Interno ha descritto la parabola di leader ben più strutturati di lui. E siccome è il caso a governare i destini degli uomini ma niente avviene a caso, Salvini si interroga su che cosa sarà mai accaduto da una ventina di giorni, da quando a partire dal caso Siri pare quasi che il vento in poppa capace di portarlo al 35 per cento si sia trasformato in bonaccia. 

Dal 4 marzo 2018 il leader della Lega le aveva azzeccate tutte e i risultati si erano visti, nel gradimento popolare e nei rapporti con alleati. Adesso le sorti si sono rovesciate, con i sondaggi (fino a quando si sono potuti rendere pubblici) che non vanno benissimo e Di Maio che lo irride con il ghigno del gatto col topo. In pochi giorni il Capitano ha dovuto capitolare su Siri, ha visto moltiplicarsi striscioni di contestazione ai comizi permettendo alla polizia di toglierli e di identificare i contestatori, pratica odiosissima, è stato preso d’assalto dai contro-selfisti, ha lanciato un anatema dal sapore anche se non dal contenuto vagamente censorio contro Fabio Fazio, ha cercato di svariare sulla cannabis leggera ma il giorno dopo tutto è rientrato, ha indetto un referendum sulla Lega dopo due anni quello di Renzi e tutti ricordiamo come finì, ha registrato una battutina d’arresto in Sicilia. Adesso se le prende anche con il Vaticano, e si sa che in Italia non ha mai portato bene litigare con il Vaticano, pure quando il Vaticano non ha tutte le ragioni.

Prese di posizione che dieci mesi fa gli sarebbero state perdonate, anzi avrebbero prodotto consenso, ma che adesso generano un qualche tipo di increspatura. Lui lo avverte e come tutta risposta lancia un secondo decreto sicurezza per riportare il discorso su terreni più cari, però anche in questo caso il discorso cade. L’impressione quindi è che il tocco magico del Capitano non sia quello dei mesi scorsi, anche se da oggi al 26 ci sarà il tempo per farlo tornare e permettergli di esultare a ogni tiro come quando faceva sempre gol.