Magistrati in servizio (ANSA)
Magistrati in servizio (ANSA)

Ci risiamo: la politica si muove per riformare la giustizia e l’Associazione nazionale magistrati alza il solito muro. "Ci spetta una ferma reazione", hanno detto i vertici del 'sindacato' delle toghe sull’iniziativa assunta da radicali e Lega per i famosi referendum sulla giustizia. E’ evidente che occorre chiedersi se in questo caso si vada oltre la libertà di parola, di pensiero e di iniziativa riconosciuta a tutti, e quindi anche a un 'sindacato' (l’Anm non è un sindacato, ma convenzionalmente così viene considerata).

Il tema è troppo delicato per considerarlo normale materia di dibattito, gli attori in campo (giudici e pm) non sono per la politica interlocutori come gli altri. Le toghe hanno tutto il diritto di manifestare il proprio parere, anzi debbono farlo perché le riforme si portano in fondo con un confronto che coinvolga tutti, almeno in fase di ascolto. Ma una cosa è andare in una commissione parlamentare nel corso di una audizione ed esprimere un parere, anche di parte, sulle riforme prospettate, o anche semplicemente formulare un giudizio su un’iniziativa politica in corso, un’altra chiamare - di fatto - la categoria a "reagire" con fermezza. Un invito che - magari non lo sarà - ma che a qualcuno potrebbe suonare come un grido di battaglia, travalicando, pur involontariamente, i confini del dibattito politico. Tanto più che stiamo parlando di referendum, il massimo esercizio della democrazia popolare. Un arrocco che peraltro appare un po’ fuori dal tempo.

Secondo gli ultimi sondaggi, la magistratura è al minimo del gradimento storico nella considerazione dei cittadini. Lo riconosce la stessa Anm (senza chiedersene il perché). Si parla del 30 per cento. Solo qualche anno fa stava in testa insieme al Papa, i carabinieri, il presidente della repubblica. Percentuali che non permettono più quella strategia dell’arrocco ("noi contro tutti") che un tempo avrebbe anche funzionato.