Non era questo il momento giusto per rimettere in discussione il maldestro taglio dei cosiddetti vitalizi dei senatori. E, d’altra parte, a riconoscerlo è la stessa Presidente di Palazzo Madama, Maria Alberti Casellati: "Non era il momento".

Intendiamoci: di argomenti per contestare la controversa operazione populista e demagogica del grillismo anti-casta ve ne sono a decine. Politici, giuridici, anche di civiltà del diritto e di cultura della democrazia. Così come fa sempre impressione scorgere ancora una volta il riflesso condizionato dei partiti della tradizione liberal-socialista o cattolico-democratica di inseguire e solleticare i peggiori istinti anti-parlamentari.

Eppure, se c’era una stagione nella quale evitare a tutti i costi l’ennesimo autogol del Palazzo e della politica, a uso e consumo della rabbia social, quella stagione era questa.

Siamo immersi in un gorgo terribile e buio della nostra storia sul crinale economico, sociale, psicologico, con la prospettiva grave di un autunno gelato negli stipendi, nei redditi e nelle speranze delle famiglie e delle imprese. Centinaia di migliaia di lavoratori a malapena hanno ricevuto l’assegno della cassa integrazione di marzo: per i mesi successivi siamo in alto male, con lo spettro dei licenziamenti che aleggia. Migliaia di imprenditori sono alle prese con una liquidità azzerata, in bilico tra la burocrazia astrusa dei prestiti e il fallimento. Le famiglie non hanno la più pallida idea di come riapriranno le scuole a settembre, per non dire dell’angoscia per il lavoro dei figli più grandi. Possibile mai, dunque, che con decine di fronti caldi e altrettanti dossier aperti fosse così urgente decidere ora sul taglio dei vitalizi? Possibile che proprio questa pratica fosse quella da tirare fuori dal cassetto con tale solerzia e tempismo? Non ci vuole un genio della politica a pensare che non lo fosse.