Matteo Salvini si toglie la giacca e mi mostra una grande impronta di fard stampata sulla spalla sinistra. Di chi è? "Giorgia Meloni". Apre il cellulare e mi mostra "la foto simbolo della giornata". Lui e la Meloni abbracciati col fervore di due amanti che non si vedono da tempo. Dimenticati i contrattempi di Milano, Roma scalda i cuori. Poi sale sul volo Roma-Milano per fare una conferenza stampa all’aeroporto e chiudere la campagna elettorale in Calabria. Se non è l’immagine di un solo giorno, vuol dire che finalmente i due leader hanno messo sul comodino la foto impolverata, ma sempre ad alto contenuto simbolico di Berlusconi e Fini il giorno del “Che fai, mi cacci?” (2010).

Giorno che segnò l’inizio della fine dell’esperienza del centrodestra di governo.

Berlusconi aveva il vantaggio di un consenso elettorale assai maggiore dei suoi alleati di governo. Eppure gli servì a poco, dal primo Bossi in poi, passando per l’Udc di Marco Follini che lo odiava. Salvini e Meloni sono quotati entrambi intorno al 20 per cento e la concorrenza è nei numeri. Eppure entrambi sanno che l’uno senza l’altra e l’altra senza l’uno possono fare poco. Perciò è bene abbandonare le liti che indispettiscono l’elettorato di ogni tempo e ogni fazione. Dal Partito nazionale monarchico contro il Partito Democratico di unità monarchica, alle liti socialiste, a quelle di Ds e Margherita. Gli elettori vogliono vincere e non accettano conflitti interni alla coalizione che scelgono.

Per questo sta crescendo sorprendentemente il ruolo pacificatore di Berlusconi che pesa nell’opinione pubblica molto più di quanto valga elettoralmente. Certo, gli onori che ha ricevuto per i suoi 85 anni sarebbero stati meno calorosi se invece del 78 per cento Forza Italia avesse anch’essa il 20. Ma il suo insospettabile europeismo che ha portato Prodi a fare autocritica per la richiesta (inascoltata) rivolta a suo tempo a Kohl perché non ammettesse Forza Italia nel Partito popolare europeo, i suoi successi in politica estera (chi in Italia ha fatto incontrare un Bush e un Putin a Pratica di Mare?), il suo sostegno sincero al governo Draghi senza mai tradire gli alleati nell’ipotesi di un Conte Ter lo hanno portato a una pace dell’anima che gli fa sognare perfino il Quirinale.

Ma anche il Cavaliere deve essere cauto. Sappiamo bene quanto l’incenso del salotto buono del centrosinistra possa essere inebriante, ma Berlusconi è Berlusconi soltanto nel centrodestra. Perciò da paterfamilias mantenga la pace tra quelli che per età potrebbero essere figli suoi, senza dare l’impressione che lui ormai voli così alto da avere la tentazione di non stimarli più di tanto.