L’Italia è stata e rimane in gran parte un Paese cattolico, ma per la natalità tutti i governi, anche quelli democristiani, hanno fatto sempre davvero poco o niente. Solo che fino a qualche decennio fa non si aveva la percezione dell’emergenza, pur essendo già in atto. Oggi, però, non è più permesso a nessuno di continuare a tenere la testa sotto la sabbia: la crisi delle nascite non minaccia solo l’identità nazionale ma "anche" la crescita economica e la stabilità strutturale dei conti pubblici. Dunque, ben venga l’assegno unico per i figli: a condizione che mobiliti risorse aggiuntive, sia stabile e abbia una consistenza non di bandiera.

Non può consolare, infatti, il dato che il calo demografico sia un male comune a buona parte dell’Occidente. Anche perché non è stato e non è così dappertutto: in Francia, nella laica Francia, non succede. E c’è una ragione, perché mai come nei processi demografici niente accade per caso. Ebbene, il motivo è che Oltralpe proprio negli anni ’70 sono state varate imponenti politiche della natalità, di favore fiscale e di conciliazione lavoro/famiglia, per sostenere la coppia in ogni passaggio di un percorso così impegnativo, gestite da un ente previdenziale unico e non polverizzate fra mille soggetti, con un finanziamento duraturo e certo garantito dalla cosiddetta "contribuzione sociale generalizzata" anziché affidato alla suspense della manovra finanziaria annuale se non alla fantasia di qualche parlamentare in cerca di visibilità.

E non le hanno più cambiate. Da noi, invece, non solo siamo all’anno zero o quasi, con risorse attribuite ai singoli interventi una tantum, ma se c’è una cosa che cambia di continuo sono le misure per la famiglia. Ed è anche per questo che non servono, perché la natura effimera che le affligge impedisce ai cittadini di tenerne conto nelle loro scelte di vita: quale coppia o quale donna può decidere di fare un figlio sperando che la legge di Bilancio stanzi i fondi per un altro anno di bonus? È del tutto evidente che l’orizzonte sarebbe ben diverso e di sicuro più sereno se quella coppia o quella donna sapesse di poter contare su un robusto sostegno fiscale quantomeno per rendere più sostenibili i costi presenti e futuri dei propri figli.