Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron (Ansa)
Giuseppe Conte ed Emmanuel Macron (Ansa)

"La Francia non è paese di primo arrivo. L’accordo non mette in discussione le regole di Dublino". Queste parole pronunciate ieri da Emmanuel Macron sono la secca e sgradevole (per noi) interpretazione reale dell’ambiguo comunicato con cui i 28 paesi dell’Unione europea hanno sigillato l’accordo sui migranti. I paesi di primo arrivo restano l’Italia, la Spagna e la Grecia. Ma la Spagna ha già fatto sapere che non intende aprire altri centri di controllo. La trappola sta nell’articolo 6 dell’accordo: "Coloro che vengono salvati a norma del diritto internazionale dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli stati membri, unicamente su base volontaria". Ha ragione il presidente del Consiglio a smentire Macron quando dice che in questo articolo non si parla di paesi di primo ingresso e che il documento cita invece in un altro passo la riforma del trattato di Dublino sulla base di ‘responsabilità e solidarietà’. Ma ancora una volta l’applicazione delle norme conta più delle norme stesse e le dichiarazioni successive al vertice chiariscono che nell’immediato niente dovrebbe cambiare. Di ‘sforzo condiviso’ non c’è traccia.

La 'base volontaria’ è un trionfo dei Paesi dell’Est che non intendono prendersi un migrante che sia uno e soprattutto non c’è nulla di concreto che lasci immaginare una ragionevole distribuzione degli arrivi nei diversi Paesi europei. Per fortuna, Conte ha chiarito alla Merkel che l’Italia non riprenderà indietro i migranti sbarcati da noi e poi trasferiti in Germania. Altrimenti al danno dell’assenza di una qualunque protezione da sbarchi ulteriori si sarebbe aggiunta la beffa del ritorno di chi era già andato nel resto d’Europa. Per salvare la cancelliera da un disastroso ritorno in patria, abbiamo accettato di negoziare sul punto, ma la stessa Merkel ha ammesso correttamente che fino a quando non sarà chiarita la sorte dei primi arrivati non si potrà discutere sul rientro di chi ha varcato la frontiera alpina. L’unico vero risultato italiano è il mezzo miliardo da spendere in Africa per arginare la partenza dei migranti. Ma si tratta di un dodicesimo dei sei miliardi concessi alla Turchia per la stessa ragione. Insomma, le parole di buona volontà contenute nel documento sono il verbale di un dialogo tra sordi. L’Italia si è fatta sentire, ha indirizzato i lavori e fatto esplodere la bomba migrazione negli ovattati saloni di Bruxelles, ma nulla è cambiato rispetto a ieri sulla sorte del primo barcone che si affaccerà al largo delle nostre coste. Salvini dice che giudicherà sui fatti. E il fatto per quanto lo riguarda sarà l’uscita definitiva dai nostri mari delle navi delle organizzazioni non governative. Se migranti continueranno a morire, come è accaduto anche ieri, sarà sempre più colpa dell’Europa e sempre meno dell’Italia.