Abbiamo fame di favole anche da adulti, anzi forse ancora più da grandi che da piccini perché in età adulta diventa un miracolo crederci. E il regime della favola non è mai repubblicano, è e sarà sempre monarchico. Si sa che una favola inizierà sempre “c’era una volta un Re”. Elisabetta II regge per l’immaginario del mondo intero ormai la favola della regalità, visto che la Brexit vuole rinchiuderne il regno. E così la sovrana diventa Regina per il mondo perché la pompa reale inglese emigra ancor meglio nel sogno collettivo. Con la sua corona di diamanti che fu sul capo di Vittoria, di Anna, di Elisabetta I, con la sua carrozza dorata, con lo scintillio dei gioielli ricchi di storia e lo sfarzo dei suoi castelli, aiuta a tenere viva quella funzione proiettiva della famiglia comune in quella Reale, che appare a salutare i comuni mortali dal balcone. Meghan ha bruciato la favola più amata, quella di Cenerentola. Vuole restare in cenci accanto al focolare. Conta sulla sua bellezza e giovinezza. Ma quando le perderà? Capisco perché Elisabetta II si rifiuti di trattare la riduzione d’aura dei due nipoti, che aspirano a un destino comune, lontano da quel balcone. Sputano nel piatto dove hanno mangiato.

Quando le tv del mondo ne riprendevano il matrimonio a Westminster, quando godevano della sovraesposizione mediatica del rango. Ma non è finita. La decisione li consegnerà a una visibilità anche maggiore. Perché la mossa di uscire dalla Famiglia Reale potrebbe rivelarsi una strategia per restare nel cono della popolarità per contrapposizione. Era già accaduto in famiglia, con i duchi di Windsor, Edoardo e Wallis Simpson, inseguiti dai giornalisti e fotografi di tutto il mondo dopo la rinuncia di lui al trono. Divenuti icona della rinuncia. Un modo diverso per continuare a usufruire del fascino regale.