Se ricordassimo tutto, ogni istante della vita, impazziremmo. E io non ricordo chi lo disse, ma penso che abbia ragione. Secondo un altro saggio, abbiamo vissuto tanto a lungo quanto riusciamo a ricordare. La nostra esistenza si accorcia, se dimentichiamo. Due massime in apparente contraddizione. La nostra mente è benevola, filtra quel che non è pericoloso conservare. Fatti spiacevoli svaniscono come con un clic sul computer. Però rimangono nascosti in qualche parte di noi, come sull’hard disk, pronti a riemergere prendendoci di sorpresa. Chissà perché sbiadiscono anche i ricordi piacevoli. Forse per farci godere il presente, che abbiamo il vizio di sottovalutare. Siamo tentati di tornare al passato per rivivere un’esperienza, non sempre un amore. Un ricordo come una fetta extra di torta. Ma il bis è insidioso, per la linea e per l’equilibrio psichico. Si torna indietro solo se siamo insoddisfatti, o abbiamo paura che il tempo che ci resta non ci basti o ci deluda.
 
L’amore non si può rivivere, lei è cambiata. E non dovrebbe. Ma se fosse rimasta uguale, sarebbe insopportabile. E lei non ritrova in me l’uomo che ricorda. Abbiamo un sapore, un odore diverso come la frutta e la verdura dell’infanzia. È cambiato il nostro olfatto, e il palato. Ieri ci bastava un sorso, una carezza. Oggi dobbiamo svuotare il bicchiere d’un colpo. Ho nostalgia della macchina da scrivere, e della prima auto in cui rischiavo la vita senza cinture. Vuoi mettere i film in bianco e nero? Un viaggio era un’avventura, oggi vai a New York, come una gita fuori porta. Cadono in trappola gli individui, e popoli interi. Ricorre il 30simo anniversario del ‘muro’, e in Germania si ha nostalgia di quando si era divisi. All’Ovest si viveva in una sorta di grande Svizzera, ricca e pacifica. E c’è la Ostalgie, la nostalgia dell’Est, della scomparsa DDR. La politica non c’entra. Abbiamo nostalgia di come eravamo, più giovani, più belli. Eppure, se potessimo incontrare noi stessi trent’anni dopo, non ci riconosceremmo. Per fortuna.