Luigi Di Maio e Matteo Salvini continuano a fare la faccia feroce ai mercati, all’Europa, alle istituzioni internazionali. È legittimo ritenere che rientri nel canovaccio che si sono attribuiti. Ma ci sarà un momento, si prevede vicino, nel quale il gioco si farà molto più duro e allora le minacce, i toni alti, le reazioni a effetto avranno meno peso o nessun peso: conterà solo la sostanza. E la sostanza sarà fatta dalle misure che, nero su bianco, saranno scritte nella legge di Bilancio. In fondo, è questo il messaggio che è venuto ancora una volta ieri da un’agenzia di rating come Fitch. Semplice e netto allo stesso tempo: vogliamo conoscere i dettagli della legge di Bilancio per dare il nostro giudizio. Dunque, scontata la sfida politica del deficit al 2,4%, quello che conterà davvero – e farà la differenza per chi dovrà valutare il merito di credito del nostro debito pubblico – saranno i contenuti specifici della manovra per il prossimo anno.

Lo sanno bene gli analisti, che fino a oggi hanno orientato lo spread in maniera significativa ma non allarmante o, peggio, parossistica, ma lo sanno bene anche i nostri decisori politici, compresi i leader di Lega e 5 Stelle. In termini più concreti, non sarà indifferente, per le agenzie di rating come per la Commissione di Bruxelles, scoprire se il superamento della legge Fornero passi o no per una serie di paletti e vincoli tali da rendere "quota 100" o altre soluzioni di uscita anticipata limitate, restrittive e non "generose". Così come non sarà irrilevante valutare e verificare se il reddito di cittadinanza abbia o no condizioni di accesso e limiti tali da renderlo realmente uno strumento di attivazione verso il lavoro, e non solo un sussidio di natura assistenziale.

Né sarà secondario ritenere fondata e realizzabile o, viceversa, solo velleitaria e propagandistica, la mobilitazione straordinaria degli investimenti pubblici e privati indicata come stella polare dal premier Giuseppe Conte. Insomma, mercati e operatori, analisti e fondi di investimento, fino a oggi, hanno dato solo un avviso all’Italia e al governo giallo-verde sui rischi che corriamo per effetto di un’operazione di finanza pubblica considerata una scommessa in piena regola (e forse un azzardo). E, a ben vedere, non hanno preso neanche troppo sul serio le minacce, le invettive, le reprimende che sono arrivate a ritmo crescente da Di Maio e Salvini. Ora, però, entriamo nella fase decisiva della partita: i due tempi ordinari si sono consumati e anche i supplementari si sono esauriti, siamo ai rigori. E ogni errore vale doppio. Dunque, come da settimane sollecita il Presidente della Repubblica, è venuto o dovrebbe essere venuto il momento di abbassare i toni, uscire dalla permanente campagna elettorale di questi anni e di questi mesi e concentrarsi sulla conclusione della manovra di finanza pubblica nell’interesse dei cittadini italiani. Riuscendo a ritrovare quella via della mediazione e della gradualità di azione che non smentisce la carica innovativa di una politica economica espansiva, ma, al contrario, la rende realistica e non illusoria.