A poco più di un anno dalla scadenza del mandato di Mattarella, si è risvegliata la maledizione del Quirinale. Dalla nascita della Repubblica, soltanto due presidenti su undici sono stati eletti rispettando le previsioni: Giovanni Gronchi (1955) e Francesco Cossiga (1985). Esponenti entrambi della sinistra Dc, ebbero anche il consenso del Pci. La maggioranza assoluta dei votanti necessaria all’elezione suggerisce accordi preventivi che raramente vengono rispettati. Nel 2022 la difficoltà di controllare i voti del Movimento 5 Stelle lascia apertissima la competizione. Su questo, prima che su altro, si è spaccato il centrodestra.

Per tenere compatta la coalizione, nei mesi scorsi Salvini e Meloni hanno promesso a Berlusconi di portarlo al Quirinale. Il Cavaliere avrebbe 85 anni e certamente arriverebbe in buona salute a concludere il mandato a 92. Ma non è soltanto l’età a rendergli faticoso il cammino. Alle consuete difficoltà di compattezza delle coalizioni (i franchi tiratori del centrodestra non sarebbero pochi) si sommerebbe la tradizionale diffidenza del centrosinistra a riconoscersi in un avversario storico. In ogni caso, per sé o per altri, il Cavaliere vuole far parte del gioco. Si spiega così la sua apertura al governo di questi giorni, in aggiunta alla gratitudine per l’emendamento sulla salvaguardia dagli appetiti stranieri di grandi aziende, tra cui Mediaset.

Il problema è che Berlusconi vuole appoggiarsi a sinistra, esattamente il contrario di quanto vogliono Salvini e Meloni. Giorgetti ricorda che il centrodestra controlla la maggior parte dei delegati delle regioni e quindi complessivamente il 46 per cento dei Grandi Elettori. Non è difficile immaginare la speranza di un aiutino da parte di quella frangia dei 5 Stelle che rimpiange il governo gialloverde.

La rottura di Salvini con Berlusconi è la più forte da anni: rimpiangere di non aver votato contro l’emendamento Mediaset, sfilare tre deputati a Forza Italia e lodare il procuratore Gratteri per aver arrestato il presidente azzurro del Consiglio regionale calabrese, tutto in poche ore, è assai più di un avvertimento. Vedremo fino a che punto arriverà la mediazione di Giorgia Meloni. La prova del budino avverrà nel giro di pochi giorni con la designazione dei candidati sindaci delle grandi città italiane. All’uscita dal forno ne valuteremo grado di cottura e qualità degli ingredienti. Solo allora capiremo se il centrodestra esisterà ancora oppure no.