"Quello che sappiamo è che per gestire una comunità non esiste un tasto acceso o spento o forse sì ma in società molto diverse dalla nostra". Le sensate parole sono del sindaco di Milano, Beppe Sala. Riguardano le manifestazioni in piazza Duomo per lo scudetto dell’Inter e le scontate polemiche del dopo. Ma, in realtà, ci parlano e ci interrogano su che cosa siamo e che cosa vogliamo essere in questo tormentato e tragico tornante della storia umana. La nostra risposta è che non possiamo e non dobbiamo avere "nostalgia dell’ordine assoluto del lockdown", ma possiamo e dobbiamo tentare, con il coraggio della ragione e il supporto della scienza, di convivere con il virus fino a quando non sarà debellato.

Il presupposto della convivenza è, verosimilmente, proprio nella consapevolezza che non esiste un tasto acceso o spento e che, come osserva ancora Sala, "la nostra è una società libera, una comunità complessa che va gestita con strumenti complessi".

Dunque, nella possibile uscita dalla pandemia, dopo un anno e oltre di limitazioni e blocchi, chiusure e trincee, occorre accettare quello che lo stesso Mario Draghi ha definito "rischio ragionato": un rischio che come tale, per quanto possa essere circoscritto da calcoli appropriati, comporta comunque la scelta di gettare il cuore oltre l’ostacolo, chiamando in causa innanzitutto controlli istituzionali e responsabilità individuali nel rispetto delle regole minime di contenimento che residuano.

Non può rientrare in questo nuovo contesto di progressiva liberalizzazione, sostenuta in modo determinante dal procedere spedito della campagna di liberalizzazione, il mantenimento, per esempio, di una misura generalizzata come è il coprifuoco alle 22. Così come non ha più senso impedire pranzi e cene dentro i ristoranti in presenza di adeguate condizioni di sicurezza. E lo stesso vale, più in generale, come criterio-guida per una fase che dobbiamo immaginare via via più aperta e libera.

Ed è compito della politica democratica assumere su di sé la funzione e la missione di gestire strategicamente l’arbitraggio delicato tra la tenuta sociale, economica e psicologica del Paese e la tutela della salute dei cittadini nei molteplici passaggi. Perché, come spiegava Aldo Moro nel suo ultimo discorso, "se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a domani, credo che tutti accetteremmo di farlo. Ma non è possibile. Oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso. Si tratta di vivere il tempo che ci è dato vivere con tutte le sue difficoltà".