Antonio Ingroia (ImagoE)
Antonio Ingroia (ImagoE)

Roma, 21 aprile 2019 - La notizia di Antonio Ingroia beccato ubriaco all'aeroporto parigino di Rossy fa venire in mente l'aura di immacolato fustigatore dei pubblici costumi che l'ex pm si era ritagliato addosso ma soprattutto l'enfasi moralizzatrice che una certa sinistra aveva riversato sul personaggio, descritto come l'incorruttibile Catone il censore attraverso il quale redimere il mondo. Per un certo periodo, Ingroia è stato l'ennesimo papa straniero che una sinistra sempre alla ricerca di un salvatore di se stessa prima che la società si era inventata.
Una sinistra che, come spesso le è capitato, ha confuso l'etica con la legge e ha adottato la morale invece che le idee come metro di proposta politica. Quando poi accade, e accade sempre, che il puro si scopre non troppo puro, ecco che tutto finisce in niente, in attesa di un altro cavaliere senza macchia e senza paura. L'ennesima lezione della vacuità di un certo modo di far politica, ancora più attuale nel momento in cui la giustizia torna a essere strumento di lotta politica. Se mai aveva cessato di esserlo.