Ho fotografato il mio certificato vaccinale. L’ho rimpicciolito fino a farne un libretto di quattro pagine delle dimensioni di una carta di credito. L’ho plastificato e messo nel portafoglio insieme agli altri documenti. Naturalmente ho il QR code sul cellulare, ma averne fatto un documento fisico psicologicamente significa che da questo momento esso fa parte della mia vita. Fino a gennaio, quando scadranno i nove mesi dalla seconda dose e avrò un nuovo green pass forse dopo una terza dose. Mi fa piacere , da vecchio sostenitore delle vaccinazioni – tutte le vaccinazioni – che da ieri Matteo Salvini si sia unito ai quaranta milioni di italiani che hanno fatto la puntura. 

Speriamo che gesti come questo servano a convincere a presentarsi al medico almeno i due milioni di ultrasessantenni che mancano all’appello e che corrono rischi seri se vengono contagiati. E tanti giovani che hanno ripreso uno stile di vita incompatibile con elementari norme di prudenza. "L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire". La frase di Draghi è certamente molto forte, ma è un fatto che la quasi totalità dei morti non è vaccinata. Non apparteniamo certo alla tribù dei terroristi con i quali ci siamo battuti fin dall’anno scorso. Ma restiamo convinti che precauzioni nemmeno troppo invasive possono aiutarci a uscire da questo incubo una volta per tutte.

Resta il problema dei giovanissimi, ma se ieri l’Agenzia europea del farmaco ha autorizzato Moderna anche per i dodicenni, è convinta che non ci siano rischi. E le centinaia di migliaia di prenotazioni che in tutta Italia hanno fatto seguito alle parole di Draghi sono un altro segnale della credibilità del primo ministro. Altre ondate di prenotazioni arriveranno alla vigilia del campionato di calcio, visto che molta gente – giovani e non solo – farebbero qualunque sacrificio pur di non perdersi una partita. In attesa che tutti possano accedere alla vaccinazione è tuttavia indispensabile che il governo consenta di fare i tamponi antigenici a un prezzo simbolico. (In Germania sono gratuiti).

L’ampiezza delle riaperture per le persone munite del pass ridimensiona molto le proteste per la seccatura dei controlli. Non si capisce peraltro quale impegno ulteriore si chieda alla persona che ci accoglie all’ingresso del ristorante con il misuratore della temperatura se al tempo stesso noi gli mostriamo il nostro codice vaccinale. Una incongruenza tuttavia c’è: il divieto di ballare nei locali. Ricordo la foto di due famosi medici milanesi che si abbracciarono e baciarono dopo essersi vaccinati. Perché allora non possono stringersi a suon di musica due persone munite di certificato?