Sei leader, un presidente del Consiglio, sette aspiranti governatori su cui aleggia il vero grande fantasma di questo importantissimo turno elettorale, il Covid. Importante per le regioni che vanno al voto ma anche per chi non risiede in Toscana, Veneto, Campania, Marche, Puglia, Liguria e Val d’Aosta, sia a causa del referendum costituzionale sia per le implicazioni politiche che il voto regionale avrà negli equilibri nazionali. Poche o molte, di certo ne avrà. Il voto di oggi e domani è il primo dopo la pandemia, anzi possiamo dire in costanza di pandemia, è il primo dopo l’arrivo del soccorso europeo del Recovery Fund, è il primo di una certa consistenza numerica dopo la nascita del governo giallo-rosso.

Le norme anti Covid ai seggi

I motivi per considerarlo un momento di svolta nella vita del Paese ci sono tutti. La politica cambia ormai a una tale velocità che basta poco, una regione persa o una vinta, per mutarne a lungo gli indirizzi. Voti a Firenze e ne risenti a Milano o Roma. Ecco perché i leader si sono spesi così tanto in prima persona, da Salvini a Renzi, perché sanno che dall’esito del voto di oggi dipende la loro sopravvivenza politica. Per alcuni di loro il voto è addirittura un dentro-fuori. Salvini, Renzi, Zingaretti su tutti, domani sera potrebbero veder la loro avventura politica rilanciata o azzoppata per non si sa quanto. Una monetina che sale, volteggia per aria e ricade dove vuole, o dove può. Il risultato delle regionali per loro è fondamentale come lo è quello del referendum per Di Maio, visto che al di là delle ragioni del Si e del No la campagna elettorale ha assunto i contorni di un referendum sulla narrazione politica che ci ha accompagnati negli ultimi quindici anni, quella dell’antipolitica, di cui i cinquestelle sono gli ultimi epigoni.

E come nel 2016, quando nella scheda referendaria per l’altra riforma costituzionale molti videro la faccia di Matteo Renzi, adesso sono in tanti a identificarvi quella dei grillini. Restituire quindi dignità a forza alla Politica, e alla sua capacità di autoriformarsi, oppure procedere a colpi di sfiducia, magari inconcludenti e fine a se stessi?

Ecco, questa è la posta in palio. Ma non è tutto, e occorrerà capire quanto l’incubo Covid inciderà sulla volontà di molti di recarsi alle urne. Il ministero dell’Interno ha preso seriamente la questione, e ha previsto numerose misure di sicurezza per facilitare il voto di tutti, in primis degli anziani e delle persone a rischio. Almeno su questo c’è da dare fiducia alla politica, e l’invito che ci sentiamo di rivolgere a tutti è quello di recarsi alle urne senza timori. Se si va al supermercato, al cinema, adesso anche allo stadio pur se in misura ridotta, non si capisce come sia possibile avere paura di fare la fila al seggio.