Sarà che lì hanno la Regina, ma agli inglesi almeno viene in mente: dieci donne per un governo di unità nazionale contro Brexit e Boris Johnson, guidato dalla verde Caroline Lucas. Una specie di alternativa «naturale» che spariglia e dà una scossa all’opinione pubblica. Qui non ci pensa proprio nessuno. Anche se, chissà: l’ultima parola tocca al presidente Mattarella.
Una delle crisi politiche più complicate dell’Italia repubblicana, eppure la tradizione resta salda: quando il gioco si fa duro le donne vengono scansate e si scansano da sole, ordinatamente allineate dietro i vessilli dei capibastone, quarantenni disorientati che, mai come stavolta, non sanno dove andare. Donne che non parlano tra loro e non fanno fronte comune, se non per flebili appelli che non spostano nulla.
Eppure sarebbe quasi matematico, l’esempio inglese insegna: contro l’uomo solo al comando un drappello di donne con tutta la loro competenza e concretezza, vicine come siamo da sempre alle viscere dell’umanità e ai suoi bisogni fondamentali, capaci, come dice l’amica filosofa Annarosa Buttarelli, di «strappare il popolo al populismo».
Non è detto che riuscirebbe, c’è il rischio ‘glass cliff’, in sostanza di andare a schiantarsi al posto degli uomini. Ma il cambio di scenario sarebbe tale, il salto simbolico così potente da produrre significativi spostamenti nell’immaginario del nostro Paese, che è machista ma anche mariano e matrilineare. Salvini non agita il Rosario per caso, facendo gli auguri di buon compleanno alla Madonna: ha bisogno anche della sua approvazione. Un Paese capace di riconoscere la forza e l’indispensabilità dell’autorità materna nel privato, ma ancora non abituato a vederla agire sulla scena pubblica. Ci troviamo nella classica situazione T.I.N.A. (There Is No Alternative, non c’è alternativa) propizia al cambiamento. Ma il mondo della politica è il più resistente di tutti. Quando prendono atto dell’inevitabilità del giro di boa, gli uomini in genere investono su giovani Veneri o Minerve per assicurarsi quel paternage che consente – almeno in teoria – di non perdere il controllo della situazione.
C’è anche un problema di mediaticità: i canoni ‘ladylike’ sono stucchevolmente in vigore a destra e a sinistra, nessuna differenza. Tanto per dirne una, il Pd avrebbe in casa un gioiello, Valeria Mancinelli, 64 anni, prima cittadina di Ancona eletta ‘Sindaco del mondo 2018’ dal World Mayor Prize. Una che, si dice nelle motivazioni del premio, «non gonfia i risultati della sua amministrazione e nemmeno nasconde le difficoltà quando si presentano». Una buona madre di famiglia, in breve. Sapete chi è? L’avete mai vista in tv? Perché il suo partito non investe su di lei, sulla sua maturità sapiente, che sia renziana, zingarettiana, franceschiniana o altro?
La responsabilità è anche delle donne (sia consentito: nostra). Fiaccate, certo, da troppi tentativi andati male. Ma anche incapaci di percepire che il tempo è adesso. E che, per quanto nei momenti decisivi i padroni della politica continuino ad asserragliarsi in un anacronistico for men only, i cittadini, uomini compresi, si fidano delle donne e sono più che pronti a vedere in azione la differenza femminile.
Serve il coraggio della disubbidienza. Serve un passo avanti, ciascuna nel proprio campo di gioco, senza attendersi investiture. In dialogo efficace con le altre e sparigliando le logiche partitiche e correntizie. Comunque la si pensi e si voti, il caso di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, è un’anomalia da studiare.