Dovrebbero avere l’ossessione dell’urgenza, del fare in fretta, delle ore che non possono passare invano. Dovrebbero avere il senso dell’emergenza, della vita appesa a una decisione lontana, delle notti e dei giorni che scorrono senza lavoro e minano il futuro. E, invece, hanno solo l’ossessione del cavillo, del comma, del formalismo fine a se stesso. E il senso, quello sì scrupoloso e solerte, per l’autoconservazione. 

Di chi parliamo? Dei mandarini. Di quella variopinta e grigia umanità fatta di capi di gabinetto, di capi degli uffici legislativi, di direttori generali di ministeri e enti pubblici.

Parliamo dei grand commis e dei super-burocrati, ai quali è affidata la scrittura e l’applicazione dei provvedimenti del governo per dare una mano a chi ha bisogno in questo drammatico tornante della storia. 

Pochi giorni ancora e sarà un mese dal decreto Cura Italia. Un tempo eterno nella tragedia epocale che attraversiamo. Eppure, non un euro di cassa integrazione, di indennità da 600 euro, di voucher baby sitter è arrivato nelle tasche di milioni di lavoratori e imprenditori. Poche ore ancora e saranno passati tre giorni dal varo del pacchetto di garanzie per la liquidità delle imprese, senza che non sia stato neanche pubblicato in Gazzetta. Possiamo solo immaginare quante settimane ci vorranno prima che un prestito (un prestito, non un risarcimento, beninteso) venga erogato a un commerciante, un artigiano, un professionista, una piccola o grande impresa.

Ebbene, tutto questo non accade per caso, non è frutto di un virus malefico, o del destino cinico e baro. No, è il frutto avvelenato della incapacità, insensibilità, impermeabilità della dirigenza pubblica di questo Paese che, impegnata solo a schivare le proprie responsabilità e ad auto-attribuirsi ricchi premi di risultato, ha buon gioco ad avere scacco matto su una classe politica tributaria e sussidiaria per competenze e affidamenti.

E purtroppo c’è ben poco da stupirsi se neanche di fronte al disastro economico e sociale di queste settimane ci sia stato uno scatto di resipiscenza. Come ha rivelato un anonimo capo di gabinetto in un libro-confessione da poco uscito ("Io sono il potere") l’interesse pubblico non rientra nel novero degli obiettivi di un grand commis. Vi rientra solo la perpetuazione dell’incarico come "volto invisibile del potere". E, ca va sans dire, quel ‘‘dettaglio’’ che arriva il 27 del mese e che a milioni di italiani non arriva più.