Quanto vale il telefonino che avete in tasca? E l’auto su cui viaggiate? Il televisore, il computer, la vacanza? C’è una differenza tra costo e valore, che si allarga sempre di più con la diffusione degli acquisti a rate o dell’economia del noleggio o della condivisione. Formalmente l’auto costa 30mila euro, ma in realtà la pagate 300 euro al mese, tra tre anni la restituite e ripartite con un’altra macchina. Il cellulare 500 euro? Diventano 20 (usiamo cifre generiche, ovviamente) e di fatto paghiamo il consumo più che l’oggetto. Il costo finale magari è lo stesso, anzi, spesso è superiore a quello che avremmo pagato se avessimo scelto il tutto e subito. Ma in realtà il valore dell’oggetto è un altro. Il paradosso, potremmo dire, è che il costo non è più solo la somma di costi di produzione, trasporto e margine di guadagno, ma è il costo possibile mensile determinato dalla capacità di spesa su 4 settimane del consumatore, unito allo spread e al costo del denaro. C’è una rivoluzione copernicana che determina vari effetti. Intanto confonde sul valore reale dell’oggetto. Persino sull’oggetto casa.

Pensate se non ci fossero stati i mutui subprime, probabilmente non sarebbe scattata in maniera così devastante la crisi che ha sconquassato il mondo dal 2007 al 2018. Chiediamoci anche se alla base dell’inflazione che non cresce non possa esserci anche questo nuovo modello economico. Conta la globalizzazione, che ha provocato la diminuzione dei costi, ma diventa difficile anche aumentare l’inflazione in un mondo che va verso l’economia del risparmio, del low cost, della condivisione. L’economia dove si fanno i calcoli sulla spesa mensile rateizzando il possibile. Il prezzo basso, il mercato online, tengono in vita il commercio ma forse non fanno crescere un Paese occidentale. 

E poi l’altra faccia della medaglia: le bolle che prima o poi esplodono. In America cresce il tasso di insolvenza per i prestiti per l’acquisto di auto o per studiare all’università. Se l’insolvenza diventasse endemica l’onda d’urto della crisi colpirebbe l’Europa? 

Che fare allora? Intanto partiamo dal nostro piccolo, e cerchiamo di ritrovare il valore reale delle cose che acquistiamo. Adeguando la spesa non solo al tasso, ma alla capacità di risparmio.