L’abortosignifica sempre qualcosa di molto più enorme, e spesso di diverso, da quello che è nella sua sempre tragica realtà: un intervento doloroso e mutilante nella vita di una donna. Per quasi tutte le religioni – e non solo nella chiesa cattolica, che ha però la forza di esprimerlo con maggiore chiarezza ed efficacia – aborto è ribellione alla volontà divina, che ha dato il via a una nuova vita. Ribellione a quel mistero che sta dietro ogni concepimento, che tocca i nostri cuori quando sentiamo che è avvenuto, anche in un laboratorio con mezzi tecnici: perché un bambino non è una torta, non basta mettere insieme gli ingredienti biologici perché riesca, c’è sempre un intervento misterioso che in alcuni casi avvia la nuova vita, e in altri, pur in apparenza simili, no.
E questo si può capire: aborto è andare contro la volontà di Dio, quindi è un peccato. 
 
Ma deve essere un reato? Nei nostri sistemi giuridici che non dipendono da un credo religioso – come la sharia – reati sono gli atti che danneggiano un singolo o la società. Nel caso dell’Alabama, dove si vuole ripristinare la legge che punisce l’aborto, il danno sarebbe contro la comunità che, a causa del calo demografico, deve accettare l’arrivo di migranti, visti come portatori di problemi.

Se andiamo indietro nella storia, vediamo che il primo a iscrivere nel codice il reato di aborto è stato Napoleone, il primo a creare il suo esercito attraverso la coscrizione obbligatoria. Meno bambini nascevano, meno soldati ci sarebbero stati per l’esercito. E forse non è del tutto casuale che il reato di aborto sia scomparso dalle leggi delle società occidentali proprio quando è scomparsa la coscrizione obbligatoria perché gli eserciti non avevano più bisogno di tanti soldati. Anche le femministe, che hanno giustamente lottato perché l’aborto fosse depenalizzato, l’hanno trasformato in un’altra cosa, in un diritto. Ma l’aborto, con il dolore e il senso di colpa che comporta, non può diventare un diritto. Sarà sempre un male. Questo però non vuol dire che debba essere considerato un reato, per di più da attribuire solo alle donne.