Quando la pilsner danese incontra le prelibatezze della gastronomia russa sullo sfondo dei Mondiali di calcio, nasce un ibrido mai visto prima: il caviale alla birra. L'aspetto è quello delle pregiate uova di storione, il sapore e l'alcol invece quelli di una bionda scandinava. Non lo troverete però nei supermercati: il caviale alla birra è una trovata promozionale elaborata da Carlsberg (insieme all'agenzia CP+B Copenhagen), il principale produttore di birra della Danimarca nonché sponsor della nazionale di calcio. Sarà proposto ai tifosi danesi proprio in occasione delle partite della loro squadra durante il Campionato mondiale di Russia.

IL SEGRETO: LA CUCINA MOLECOLARE
Come si ottiene il caviale dalla birra? Il trucco è la cucina molecolare: attraverso un processo noto come sferificazione, un classico fra queste tecniche di preparazione gastronomica, è possibile ricavare piccole sfere dall'aspetto simile alle piccole uova partendo da un liquido (o anche da alcuni cibi solidi). In questo caso, lo chef danese Umut Sakarya, che ha collaborato con l'azienda per creare il prodotto, ha trasformato in palline dorate la classica pilsner Carlsberg.



NON SOLO CAVIALE ALLA BIRRA
La sferificazione in cucina è stata portata in auge a inizio anni Duemila dallo spagnolo Ferran Adrià, lo chef del ristorante tristellato elBulli, oggi chiuso ma per decenni uno dei migliori e più all'avanguardia del mondo. Ormai ampiamente sdoganata, non è particolarmente complessa e viene utilizzata per ottenere del simil-caviale da qualsiasi cosa: caffè, frutta, alcolici assortiti dal vino ai cocktail al whisky, eccetera.


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