TO GO WITH AFP STORY BY RIM TAHER 
Libyan vet Jalal Kaal shows a dog he rescued to a child at his clinic in the Libyan capital Tripoli on October 19, 2015. When evacuated foreigners left their pets behind at the outbreak of Libya's revolution in 2011, Kaal almost single-handedly braved the missiles to reunite hundreds with their owners. In the chaos of the evacuations, several called him from the airport to ask if he could collect their pets from their homes and take them in. AFP PHOTO / MAHMUD TURKIA
TO GO WITH AFP STORY BY RIM TAHER Libyan vet Jalal Kaal shows a dog he rescued to a child at his clinic in the Libyan capital Tripoli on October 19, 2015. When evacuated foreigners left their pets behind at the outbreak of Libya's revolution in 2011, Kaal almost single-handedly braved the missiles to reunite hundreds with their owners. In the chaos of the evacuations, several called him from the airport to ask if he could collect their pets from their homes and take them in. AFP PHOTO / MAHMUD TURKIA

Roma, 26 ottobre 2015 - Esistono degli eroi sconosciuti. Ci sono in tutte le guerre. In Libia c'è un eroe degli animali, un veterinario che ha rischiato la vita per salvare quella di cani e gatti, animali domestici lasciati indietro dalle loro famiglie in fuga. Jalal Kaal, questo è il suo nome, dopo la rivolta contro Gheddafi ha deciso di non fuggire da Tripoli, al contrario di quanto fatto da tanti altri suoi connazionali. Ha continuato il suo lavoro ed è riuscito a mettere in salvo almeno 250 animali domestici rimasti indietro.

Li ha recuperati, ospitati, sfamati e curati in attesa che i loro cari potessero tornare a riprenderli. Nel suo rifugio ha accolto cani, gatti, ma anche altri animali come tartarughe o porcellini d'India. C'è persino un pappagallo. In molti casi, come ha raccontato lo stesso veterinario, sono state le famiglie in fuga ad indicargli dove trovare gli animali lasciati indietro. E lui, sfidando i colpi di mortaio e le bombe, è andato a cercarli. Ad aiutarlo, il figlio e qualche persona fidata come un uomo che dormiva nel rifugio per vegliare i pelosi anche di notte.

Poi, nel 2011, Kaal ha preso una decisione importante: per mettere al sicuro le tante creature raccolte con fatica e con altrettanta fatica sfamate sotto alle bombe, ha deciso di trasferirle in Tunisia. Un poco alla volta li ha caricati in auto e ha cominciato i suoi viaggi della speranza. A Djerba c'era l'aeroporto funzionante e molto più sicuro di quello di Tripoli. E così ogni volta il veterinario arrivava in Tunisia per imbarcare cani e gatti diretti verso le destinazioni dove avevano trovato casa le loro famiglie. Ha fatto quel percorso per ben 15 volte, ha raccontato lo stesso veterinario, e ogni volta ha coperto quattro ore di cammino con la sua macchina.

Kaal ha poi spiegato che tutti i pelosi recuperati sono riusciti a ricongiungersi con i loro cari. Sani e salvi. L'unica eccezione è stato un pappagallo fuggito alla vigilia del viaggio verso il Venezuela che lo doveva riportare tra le braccia della sua padrona. Non è diventato ricco, molti proprietari non lo hanno neanche risarcito delle spese, ma è orgoglioso di quello che ha fatto. "Lo rifarei altre cento volte" dice tutto contento questo eroe sconosciuto dei giorni nostri che sta lavorando, in Libia, per ricostruire la sua clinica veterinaria e portare ancora aiuto agli animali dimenticati della guerra.
Lorenzo Gallitto
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