Atri (Teramo) - 15 gennaio 2018 - Sara e Claudio. Felici, rilassati, in vacanza. Lei esce in costume da bagno e corre nella neve per tuffarsi nella piscina calda dell'hotel Rigopiano, ha la gioia di una bambina. Lui la riprende con il telefonino, intanto scherza e la incoraggia. Sara Angelozzi e Claudio Baldini di Atri in quelle immagini appaiono sposi innamorati. Sono ancora ore spensierate, le foto postate decantano le meraviglie del resort, mostrano atmosfere natalizie incantate, la neve è ancora uno spettacolo, non fa paura. Non come il 18 gennaio, quando il dialogo di Sara con un'amica e una cugina su WhatsApp racconta la crescente disperazione. "Sono bloccata in albergo, siamo tutti nella reception", scrive poco dopo le 13.

Oggi video foto messaggi sono ricordi strazianti di due famiglie.  La coppia -  lei estetista gestiva un centro benessere, lui aveva un’agenzia di servizi pubblicitari -, non sono mai tornati da Rigopiano. Erano arrivati all'hotel domenica 15 gennaio. Dovevano tornare a casa martedì 17 ma erano stati invogliati a restare da un’offerta allettante. Dopo le prime scosse di terremoto del 18, Sara non riusciva più a contattare nessuno ad Atri, nemmeno la nipotina Alessandra, amatissima da lei e Claudio che non avevano figli.  Potevano essere vivi, si ripete oggi la sorella Silvia.

Non si dà pace. Lascia parlare il suo avvocato, Wania Della Vigna. "Ci aspettiamo che dalle indagini escano dei responsabili", chiede il legale.  Due punti, su tutti, «il rischio neve e il rischio valanga – mette in fila –. La valutazione sul rischio neve doveva essere fatta almeno il 16 gennaio. Non siamo solo noi a dirlo. I consulenti della procura hanno scritto proprio questo. Io stessa, tramite un’app, ho lasciato la mia casa e il mio studio ad Arsita, vicino all’hotel Rigopiano, proprio perché avevo valutato che sarei rimasta isolata. A maggior ragione doveva arrivare a quella conclusione chi aveva compiti istituzionali».

Wania Della Vigna ha attraversato nelle aule di giustizia grandi tragedie nazionali. Dal crollo della Casa dello studente all’Aquila – ha assistito le famiglie delle vittime – a quello delle palazzine popolari di Amatrice. «Sono tutti reati colposi – chiarisce –. Purtroppo il filo conduttore è una condotta dell’uomo negligente, imprudente. C’è imperizia, un comportamento non rispettoso di leggi e regolamenti, superficialità verso la natura. Questo può voler dire ristrutturare in malo modo un edificio in area sismica, oppure costruire un hotel in una zona a rischio valanghe. Non è la natura matrigna ma chi non la rispetta a generare morte e distruzione».