Per tanti appassionati – che possiamo definire connoisseur (intenditori) alternativi – questa è l’unica orologeria d’alta gamma da considerare oggi. Forse per estremo snobismo nella voglia di distinguersi anche in ciò che si indossa al polso o magari per profonda cultura del settore comunque rivolta a scoprire “altro”. Con l’idea che molto probabilmente, a meno che non frequentiate con assiduità il mondo degli addetti ai lavori e i saloni internazionali del settore, se indossate uno di questi modelli nella vostra vita difficilmente incontrerete qualcun altro con lo stesso vostro orologio al polso. Fatto decisamente non scontato nel mondo attuale. Sono anche gli orologi che non vedrete mai al polso degli influencer su Instagram. Come un’altra manciata di case di grande peso, anch’esse non hanno bisogno di pagare qualcuno per indossare i propri orologi. Il motivo è identico. Li vendono ugualmente. Tanti o pochi che siano. Ma cosa intendiamo per “indipendenti”? È il mondo fuori dai grandi gruppi dell’orologeria, compreso, per dimensioni e storia, anche gli indipendenti che però sono “colossi”, per una categoria che va da Rolex ad Audemars Piguet e pochi altri. Ecco perciò che la definizione va restringendosi. Marchi indipendenti, con produzioni più o meno artigianali che vanno da qualche decina di orologi all’anno fino a poche migliaia. Con magnifiche finiture realmente manuali che i colossi industriali non possono offrire se non a prezzi stratosferici. E con soluzioni tecnico-estetiche fuori dall’ordinario. Insomma, sono i marchi liberi e belli.