PER alcuni decenni, nelle diverse regioni italiane, sono esistiti vini che davano la garanzia di un Jolly Hotel: qualità standard senza sorprese e senza vette. In Sicilia c’erano il Corvo Bianco e il Corvo Rosso e questo bastava. Naturalmente negli anni anche il Duca di Salaparuta si è evoluto, ha preso un pezzo da 90 come l’enologo Giacomo Tachis e lo convinse a restare dopo la privatizzazione dell’azienda che era proprietà della Regione. E oggi il Duca Enrico (rosso) e il Bianca di Valguarnera (bianco) sono due buonissimi vini. Ma intanto la Sicilia camminava e dalla bellissima tenuta di Vallelunga Pratameno, il conte Tasca d’Almerita metteva a segno l’uno dopo l’altro colpi magistrali diventando l’azienda di riferimento del mercato siciliano. Mi colpì assai al già al momento della sua uscita lo spumante Almerita Brut, ma il vino di riferimento è il Rosso del Conte, uno dei migliori vini italiani. Nel Noà di Cusumano, Nero d’Avola, Cabernet e Merlot sono tre soldatini perfettamente allineati in ordine gerarchico decrescente. Planeta ci è sempre piaciuto per il suo Chardonnay, al quale si affianca il Fiano Cometa che unisce grande struttura e grandi profumi. Negli ultimi anni, la Sicilia si è caratterizzata soprattutto per i vini dell’Etna. Tra le aziende di riferimento, quella di Giuseppe Benanti, ci colpì per il Nerello Cappuccio, profondissimo e sensuale. Cottanera propone un Etna Rosso fatto di uve autoctone, a base soprattutto di Nerello Mascalese. Prima di berlo, lasciatelo svegliare bene: sarà solido e pastoso. Vigna Barbagalli di Pietradolce della famiglia Faro ci impressionò per le sue singolari affinità con il Pinot Nero: cosa del tutto inconsueta per i vini siciliani, ma non per questo grazie alla morbidezza e alla discrezione che rappresenta peraltro lo stile della Casa. Tra i vini siciliani del nostro cuore spicca il Palari Faro di Salvatore Geraci, frutto di un uvaggio di specialità autoctone, questo vino è certamente uno dei più grandi rossi italiani. Visto che siamo in estate, chi ama i rossi da pesce può provare l’Harmonium di Salvatore e Vinzia Firriato, Nero d’Avola in purezza che ha bisogno di salse importanti sul pesce per esprimersi al meglio. A proposito di Nero d’Avola e uscendo dall’Etna tra i nostri preferiti c’è il Mille e una notte di Donnafugata che ricordiamo per il suo sapore sontuoso. Potremmo continuare a lungo, ma tra qualche tempo torneremo in Sicilia per parlare di un vino grandissimo e dimenticato: il Marsala.