Bologna, 19 agosto 2017 - Se ne va. A settembre Vasco Errani, commissario per la ricostruzione del terremoto in centro Italia, lascia l’incarico. L’annuncio dovrebbe essere dato ufficialmente lunedì dal premier Paolo Gentiloni in un incontro allargato ai quattro presidenti delle Regioni colpite e al nuovo capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli. Nei piani del governo, Errani dovrebbe essere sostituito. Non solo: i governatori di Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo – già oggi suoi vice – potrebbero vedersi attribuire nuove responsabilità. Proprio quelle Regioni che, per dirla con il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, non hanno nel dna questo ruolo. A giugno il presidente dell’Anci Antonio Decaro, sindaco dem di Bari, in un’intervista al Qn aveva dichiarato: «Distribuire le competenze alle Regioni non agevola. Se al commissario Errani fossero stati dati i poteri della Protezione civile senza coinvolgerle, probabilmente avremmo fatto prima». 
Errani, a quanto trapela, sarebbe pronto a candidarsi alle politiche. L’incarico sul sisma del centro Italia era a tempo, come aveva sempre chiarito. Però l’uomo della ricostruzione va via prima che si chiuda la fase dell’emergenza, da poco prorogata fino a febbraio.

Era stato nominato a settembre dall’allora premier Matteo Renzi. «Scelta politica», si era detto e scritto, manovra per tenere insieme quel pezzo del Pd che poi ha sbattuto la porta. Fedelissimo di Pier Luigi Bersani che ha seguito nell’avventura di Mdp, l’ex governatore dell’Emilia Romagna – che era già stato commissario alla ricostruzione dopo il terremoto ‘modenese’ del 2012 – si era invece presentato come tecnico sulla scena del sisma in centro Italia.

Ma col passare del tempo e le turbinose vicende dem, si era sempre più allontanato da Renzi, marcando la differenza poi esplosa a febbraio nell’addio al partito. Strappo avvenuto nella sua Ravenna – Errani è di Massa Lombarda, terra di frutteti e tessere Pci negli anni d’oro – pochi giorni dopo uno sfogo tempestoso a porte chiuse con i sindaci del terremoto. «Siamo troppo indietro su macerie, casette e stalle che non sono compito mio», aveva perso la pazienza. L’audio era diventato pubblico, diffuso da Panorama. «Nessun legame tra i due episodi», aveva assicurato poi l’ex governatore, guardando al futuro (politico): «C’è bisogno di un nuovo campo del centrosinistra in Italia. Non sono alla ricerca di vecchi vessilli e canzoni. La sinistra del Novecento ha esaurito la sua funzione. Ci vogliono idee nuove». Quasi un programma di governo.

Appena dieci giorni fa la macchina della ricostruzione ha perso un altro pezzo da novanta. Si è dimesso infatti all’improvviso per «motivi personali» il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. Di sicuro il momento è molto delicato. A un anno dal terremoto è finita come sappiamo: pochissime casette, pochissime macerie rimosse, poche stalle, scuole nel caos, rabbia crescente degli sfollati. «Siamo in ritardo», la litania costante degli ultimi mesi.