Roma, 8 dicembre 2017 - «Basta pagare pochi spiccioli gli immigrati che così tolgono lavoro ai cittadini italiani. Una delle prime leggi che faremo, dopo aver vinto le elezioni, sarà di alzare il salario minimo a 6 o 7 euro l’ora, così questa storia finirà». Matteo Salvini scopre le carte su uno dei temi che gli sta più a cuore: l’immigrazione.

Non crede che l’emergenza profughi sia superata, grazie anche al ministro Minniti?

«Magari. Che ci siano meno sbarchi perché hanno dato retta a noi è vero, però un conto è farne sbarcare di meno, un conto è non mandar via i 5/600mila clandestini che dovrebbero essere espulsi».

Spesso gli immigrati fanno i lavori rifiutati dagli italiani.

«Perché si accontentano di 2-3 euro l’ora. Sono convinto che molti italiani farebbero certi lavori se fossero pagati il giusto».

Quasi peggio stanno i pensionati.

«Infatti, la prima proposta che faremo è cancellare la Fornero».

Berlusconi è d’accordo?

«Farà parte dell’accordo di governo. Noi vogliamo presentare agli italiani, prima del voto, un progetto chiaro su cui tutti devono impegnarsi. Io voglio vincere non per il gusto di vincere, ma di fare».

Per siglare un accordo dovete vedervi. Quando vi incontrate?

«Prima di Natale. Il problema non è vederci tutti i giorni, i tecnici già stanno lavorando al programma, ma mettersi d’accordo alla fine. Sono fiducioso, anche se c’è una questione per me di fondo: bisogna cambiare radicalmente il rapporto con l’Europa. Bisogna ridiscutere i vincoli che non hanno senso: il limite del 3% del rapporto deficit/pil, l’età pensionabile, le regole sull’agricoltura, le banche, la pesca o l’immigrazione. Agli alleati chiedo di prenderne atto e di mettere l’interesse nazionale davanti a tutto».

Lei dice che diventa premier chi prende più voti. Nei sondaggi FI è avanti: come pensa di recuperare Berlusconi?

«L’unico sondaggio a cui credo è quello che faccio tutti i giorni in mezzo alla strada, con tanta gente che non votava da anni e ora dice che voterà, oltre naturalmente a ciò che diranno gli elettori la domenica del voto».

Ha imbarcato ex esponenti di An e del Msi: sta costruendo una Lega verde-nera?

«C’è gente che sostiene il nostro progetto da fuori. Possono arrivare da sinistra come da destra: domani a Roma alla manifestazione per lo Ius soli, parlerà il segretario nazionale dell’Ugl, un sindacato che non è della Lega, ma condivide le nostre battaglie. Io sono contento».

Giorgia Meloni è felice se la Lega cerca voti a destra?

«Non c’è una competizione. Gli avversari sono Renzi e Di Maio. Io sono contento di essere diventato un punto di riferimento per tanti orfani della politica. Più cresce il centrodestra, meglio è».

C’è un pericolo neonazista?

«Ritengo che l’Italia sia matura e non ci siano pericoli neonazisti, neofascisti o neomarxiani. Rifiuto le etichette: non ci sono battaglie di destra o di sinistra, ma giuste o sbagliate».

Lo Ius soli non verrà mandato avanti: lo considera una ritirata del Pd o una vostra vittoria?

«Una vittoria nostra, ma soprattutto una vittoria degli italiani che ritenevano giustamente questa legge inutile e sbagliata. Però fino all’ultimo non ci credo. Domani siamo in piazza a Roma per ribadire che l’Italia ha bisogno di altro. E quando parlo di Italia, parlo anche degli immigrati regolari che sono qua e sono i benvenuti».