Roma, 13 agosto 2017 - Reindossata la mai del tutto dismessa casacca di portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, la presidente della Camera Laura Boldrini ha tuonato contro «l’inaccettabile criminalizzazione delle Ong». Criminalizzazione è parola forte. Ieri questo giornale ha raccontato dei fatti, sta alla sensibilità del lettore classificarli come legittimi o criminali, inopportuni o meritori. Che alcune Ong siano in contatto con gli scafisti, che carichino i migranti in acque territoriali libiche, che intervengano in deroga al codice della navigazione anche quando non sussiste alcun pericolo, sono fatti. Fatti su cui indaga la magistratura, indagini in base alle quali il ministro dell’Interno Minniti ha stilato il famigerato Codice delle Ong. Che le Ong siano in competizione tra loro, che siamo spinte non solo da nobili ideali ma anche da interessi materiali e che, più in generale, il sistema della solidarietà privata globale serva soprattutto ad assicurare prestigio e benessere a chi ne ricopre le posizioni apicali sono opinioni. Opinioni legittime, ma pur sempre opinioni

LIMITIAMOCI ai fatti. Chi scrive ritiene che un certo grado di omogeneità culturale sia un bene per le comunità nazionali, che al multiculturalismo sia da preferire il pluralismo, che l’immigrazione extracomunitaria sia un male non arrestabile ma doverosamente contenibile, che gli Stati non debbano farsi carico dei dolori del mondo ma solo di quelli dei propri cittadini. Poiché il 40% dei migranti che giungono in Italia dalla Libia vi sbarca grazie alle Ong e poiché l’attivismo delle Ong di sicuro incoraggia le partenze e facilita l’azione degli scafisti, riteniamo che tutto quel che può legalmente essere fatto per scoraggiarne l’azione sia ben fatto. Comprendiamo, però, che si possa pensarla in maniera opposta senza per questo essere dei «criminali». Da quando i ceti popolari più disagiati hanno preso a votare a destra, una certa sinistra è rimasta spiazzata. Sono caduti, nel perimetro delle nazioni, i presupposti della lotta di classe: si è risolto il problema sostituendo all’operaio il migrante. Mondialismo, pacifismo, terzomondismo, demonizzazione dell’Occidente e foga “no borders” esistevano anche prima, ma oggi rappresentano l’ultima ridotta di un’ideologia che un tempo era detta cattocomunista. A incarnarla, ieri come oggi, sono spesso i figli annoiati della buona borghesia. Li caratterizza uno spirito settario e la convinzione d’essere dalla parte giusta della Storia. Mettono, perciò, fuori gioco con l’etichetta di «razzista» chi la pensa diversamente, ma non si accorgono che il loro progetto è perfettamente funzionale agli interessi del capitale finanziario globale: destrutturare gli Stati, creare un’unica massa di consumatori dai bisogni indotti, abbassare il costo del lavoro grazie a moltitudini di disperati pronti a tutto. Non c’è nulla di criminale, ma è consentito dire che non siamo d’accordo?