Bologna, 8 novembre 2017 - Valentina P. fa parte dell’Osservatorio cybercrime della Sardegna e da due anni va a caccia sui social dei molestatori di ragazzine e di chi compie abusi on line.

Che livello di espansione ha raggiunto il fenomeno del sexting tra i ragazzi?

«Quasi tutti i giovani chiedono alle ragazze: ‘mi mandi una foto del tuo sedere, di come sei vestita?’ e la maggior parte delle volte la ricevono. Purtroppo, però, sono le femmine per prime che pubblicano proprie foto hot».

Questa pratica che rischi comporta?

«Ho monitorato una ragazzina che si era fatta un selfie in costume, senza mostrare il volto, e l’aveva pubblicato su Instagram. L’immagine è stata rubata e inserita, con il suo nome e il numero di telefono, su un sito di smerding (il cosiddetto ‘pestaggio social’) di Telegram con l’invito a contattarla. In due giorni ha ricevuto 1.391 tra messaggi e telefonate».

Come l’ha salvata?

«Una Sentinella digitale di Palermo, un hacker, ha stanato il cellulare di chi ha creato il gruppo criptato su Telegram e siamo riusciti a denunciarlo. Poi abbiamo eliminato la foto della ragazzina, cambiato il suo numero di telefono e ripulito la sua identità digitale».

Quali altri errori compiono le ragazzine sui social?

«Rivelano le password di Facebook, Instagram e Twitter alle amiche del cuore. Così quando litigano subiscono le peggiori vendette. Sono prove di fiducia 2.0 troppo rischiose».

Perché ha deciso di diventare una detective del web?

«Perché ho una figlia di 14 anni che usa Instagram e sono un’esperta di informatica. Ho scoperto un mondo folle. Monitoro mia figlia appena ho due minuti durante la giornata e di notte: tolgo le foto che reputo non vadano bene e controllo tutti i suoi amici. Ho le password dello smartphone e dei social in cui è iscritta».

Perché lo fa?

«Perché mia figlia pensa che sia normale pubblicare una foto in mutande o in costume sul web. Una delle ultime mode è quella delle risse tra ragazzine perché una ha messo ‘like’ sul profilo del fidanzato della rivale in amore. Si danno appuntamento su WhatsApp e poi giù botte».

Quali sono i ‘comandamenti’ che un genitore deve rispettare per proteggere il proprio figlio dalle trappole di Internet?

«Ogni volta che un ragazzo torna a casa, deve depositare lo smartphone. Proprio come se consegnasse un’arma. Il cellulare di notte non deve stare nella camera dei figli, per nessun motivo. Sono dispositivi che li rendono nervosi, aggressivi e dipendenti dal mondo virtuale. Ormai i giovani hanno amici solo sui social».

Cosa ne pensa dell’idea della ministra all’Istruzione, Valeria Fedeli, di fare entrare nelle classi lo smartphone per un uso didattico?

«È una follia: già adesso tutti gli studenti pubblicano foto e video dei docenti durante le lezioni, mettono in Rete le immagini del registro digitale per offendere i prof che danno voti bassi. Gli alunni sono dipendenti dallo smartphone, non si impegnano nemmeno più a fare una semplice operazione matematica ma usano l’app per svolgerla».