Bologna, 19 ottobre 2017 - Un controllo come tanti. Un'ombra. La scoperta della malattia e la decisione di non arrendersi. "Lo dovevo a mia figlia che all'epoca aveva solo sei anni e mezzo". Deborah Mangolini ricorda così quel fulmine a ciel sereno che ha cambiato la sua vita: un tumore al seno diagnosticato a 38 anni ("quando ero al top della mia forma fisica"). Da lì è iniziato un percorso difficile tra mastectomia, chemio e farmaci cardiotossici fino a quella che lei chiama "una rinascita", un percorso che è diventato un libro dal significativo titolo 'Il mio secondo compleanno' (Bonomo Editore) e una mostra fotografica, che sarà inaugurata sabato 21 ottobre alle ore 17 presso l'associazione culturale L'Atelier, via Tassinara 36/a, a San Giovanni in Persiceto (Bologna).

"E dire che sono quasi ipocondriaca: facevo controlli regolari. Non fumo, sto attenta a quello che mangio, sono un'insegnante di pilates, mi occupo di programmi di dimagrimento mirati". Eppure qualcosa non ha funzionato. "Avevo sentito come dei sassolini sotto pelle, ma il dottore mi aveva rassicurato: solo dei noduli. Il mio sesto, però, mi diceva che non era così". Un sesto senso che otto mesi dopo l'ha portata di nuovo in ospedale a fare una mammografia che - purtroppo - le ha dato la più infausta delle diagnosi: carcinoma al seno destro. 

Per Deborah è stato l'inizio di una battaglia, giocata però anche sul filo dell'ironia. "Dopo essere stata costretta a radermi la testa perché i capelli mi cadevano, scherzavo spesso con mia madre mettendomi in posa: allora oggi li sistemo così o pensi che mi stiano meglio se li metto da un lato". Certo non sono mancati momenti critici, che nel libro sono raccontati senza vergogna. “Ho deciso però che non mi sarei lasciata andare perché il cancro non poteva togliermi anche la dignità. Non mi sono mai trascurata, anche quando andavo a fare la chemio avevo un look impeccabile: tacchi, trucco, un bel turbante sempre coordinato con gli abiti. Se devo morire - mi ripetevo - morirò da gnocca”, dice tradendo la sua bolognesità. "E poi è così che ho scoperto di avere degli occhi bellissimi".

Ha occhi profondi e vivaci infatti Deborah, anche ora che sono passati quattro anni e gli ultimi esami hanno dato esito negativo. Ci tiene a dire che non si sente una sopravvissuta ("non ancora almeno"), ma che quella spada di Damocle che le pendeva sul capo l’ha aiutata a dare finalmente corpo alle sue passioni come la danza del ventre e le rievocazioni storiche ("adoro il Settecento"). Ed è proprio seguendo un desiderio che, contemporaneamente al libro, è nata l’idea di una mostra. "Prima del tumore avevo deciso che per i miei 40 anni volevo fare un calendario patinato come quelli che fanno le modelle, sarebbe stato un regalo per mio marito… Le cose poi sono andate diversamente ma, alla fine, ho deciso comunque di concedermi quelle foto artistiche che sognavo. Certo queste raccontano un percorso diverso, di mutilazione e ricostruzione del mio corpo, ma la fotografa Tiziana Bertacci mi ha ritratta così bene che sarebbe stato un peccato non fare vedere il suo lavoro".

Quando le si chiede cosa l’ha spinta a tutta questa fatica e se non fosse stato meglio semplicemente conservare le forze per curarsi, lei sfodera tutta la sua grinta. “Il libro è un diario personale, ma vuole essere anche una sorta di sprone per tutte le donne affinché facciano prevenzione e si prendano cura di sé”. E se le cose appaiono disperate, Deborah ha una sua ricetta. "Basta chiedersi: hai alternative? Alla fine del libro io mi rispondo così: ora piango, mi sfogo, e poi avanti, ora dopo ora". 

 

Una parte del ricavato delle vendite del volume ‘Il mio secondo compleanno’ andrà in beneficenza all’associazione ‘dipetto’