La votazione del Parlamento europeo sulla direttiva
La votazione del Parlamento europeo sulla direttiva

Roma, 5 luglio 2018 -  Il Parlamento europeo ha bocciato oggi la direttiva sul copyright che, i giorni scorsi, ha fatto infuriare giganti del web come Google, il co-inventore del web, Tim Berners-Lee e Wikipedia Italia che, addirittura, ha oscurato per protesta le sue pagine, da oggi di nuovo disponibili. La direttiva prevedeva, per l'appunto, di sottoporre i 'big' di Internet (YouTube, Facebook, Dailymotion e SoundCloud) al pagamento dei diritti d'autore per la diffusione di contenuti giornalistici, musicali e video.

LA DIRETTIVA UE, IL SUO OBIETTIVO - Lo scopo della direttiva Ue sul copyright è quello di aggiornare la regolamentazione del diritto d’autore in Europa che è rimasta ferma al 2001, proteggendo i contenuti che circolano nel web e che sono creati dall'inventiva di qualcuno (che sia un articolo di giornale o anche solo una foto, una gif o un meme).

I PUNTI CONTESTATI: GLI ARTCOLI 11 E 13 - Le contestazioni inerenti alla nuova direttiva sul copyright riguardano, in particolare, due articoli, l’11 e il 13. L'accusa è che siano scritti in modo troppo vago, rischiando di compromettere la libera circolazione delle idee in internet.

L'articolo 11 è diventato noto come 'link tax', anche se non si parla di tassare i collegamenti ipertestuali. La norma prevede che la pubblicazione dei cosiddetti 'snippet' (i ritagli di articolo che copia-incollano titolo e prime righe di un articolo, rimandando poi al link) sia subordinata a una licenza. L'obiettivo è quello di valorizzare, dal punto di vista economico, il lavoro svolto da altri.

L'articolo 13 introduce invece il cosiddetto 'upload filter', un filtro che impedisce agli utenti di uplodare e quindi di caricare, su piattaforme online come YouTube o Instagram, materiale protetto da diritto d’autore.

CHI E' CONTRARIO E PERCHE' ALLA DIRETTIVA - Sulle barricate, per impedire l'entrata in vigore della direttiva, sono saliti sia i colossi tech (su tutti Google) che gli attivisti per la libertà di internet. I giganti del web non vogliono dover monitorare costantemente i dati diffusi sulle proprie piattaforme mentre, chi si batte per una rete priva di bavagli vuole evitare che la circolazione di contenuti sia appannaggio solo dei grandi editori e aziende tech, a discapito della possibilità di espressione di realtà minori.

LA PROTESTA DI WIKIPEDIA - Secondo Wikipedia, la nuova direttiva sul copyright rischia di minacciare la libertà di informazione e potrebbe persino portare alla chiusura dell’enciclopedia online. I direttori del sito hanno fatto delle esplicite richieste ai membri della Comunità Europea, tra cui la cancellazione dell'art.11 e 13. Per protesta, Wikipedia ha oscurato i giorni scorsi le pagine italiane del sito. Dopo la bocciatura, oggi, della direttiva da parte del Parlamento europeo, le pagine sono tornate a funzionare.

CHI E' FAVOREVOLE ALLA DIRETTIVA E PERCHE'? - La direttiva piace alle imprese che hanno sofferto di più per la libera condivisione dei propri contenuti online, dagli editori ai produttori musicali. Il contrasto alla pratica degli 'snippet', previsto dall'art.11, inoltre, eviterebbe la dispersione di traffico e introiti pubblicitari verso siti che non pagano gli autori originari dei contenuti. Allo stesso modo, un filtro più efficace agli upload, come assicurato dall'art.13 della direttiva, proteggerebbe gli artisti dalla diffusione gratuita della propria produzione. In Italia hanno già espresso la loro approvazione l'Associazione italiana editori e la Federazione italiana industria musicale.

COSA SUCCEDE ADESSO - I deputati del Parlamento europeo hanno respinto la proposta della commissione giuridica sulla direttiva. Dopo la bocciatura, cosa succederà? Intanto si blocca l'iter di approvazione che avrtebbe coinvolto anche Commissione e Consiglio Europeo. La posizione del Parlamento sarà discussa, emendata e votata nel corso della prossima sessione plenaria di settembre, sempre a Strasburgo La direttiva ora va riformulata, modificando i punti più controversi. Se fosse stata approvata sarebbe entrata in vigore nel 2021. Adesso i tempi si allungheranno ulteriormente.