Lunedì 22 Aprile 2024

Intelligenza artificiale, Musk fa causa alla sua ex azienda: "I segreti di ChatGpt vanno rivelati"

Il tycoon sfida in tribunale OpenAi: alleandovi con Microsoft avete sacrificato il bene dell’umanità al profitto

Elon Musk ha fatto causa a Sam Altman, 38 anni

Elon Musk ha fatto causa a Sam Altman, 38 anni

Roma, 2 marzo 2024 – Il vero obiettivo è aprire la scatoletta, per vedere quello che c’è di buono dentro. Elon Musk, fondatore di Tesla, ha fatto causa a Sam Altman, amministratore delegato di OpenAi. Secondo il tycoon di origini sudafricane, l’azienda che con ChatGpt ha fatto scoprire al mondo le potenzialità dell’intelligenza artificiale avrebbe tradito la propria missione originale, "sacrificando il bene dell’umanità al profitto" e violando così di fatto il contratto firmato con lo stesso Musk.

Il padrone di X, che ha contribuito a creare OpenAi con Altman e altri nel 2015, ha affermato che la partnership multimiliardaria dell’azienda siglata con Microsoft nel 2019 rappresenta di fatto l’abbandono di un modello non profit, che doveva rendere l’intelligenza artificiale una tecnologia aperta e disponibile a tutti (quello che nel linguaggio informatico si definisce come modello open source, in cui il codice sorgente è liberamente consultabile e modificabile). "OpenAi è stata invece trasformata in una filiale di Microsoft", si legge nella causa depositata ieri alla Corte Superiore di San Francisco.

Musk accusa Altman anche di pratiche commerciali sleali. Il tycoon, che possiede anche xAi (un’azienda che si occupa di intelligenza artificiale) e Grok (un chatbot simile a ChatGpt), chiede quindi ai giudici californiani di obbligare OpenAi a restituirgli i soldi guadagnati in questo modo e rendere la loro tecnologia open source. La seconda richiesta è quella che conta di più. ChatGpt, un modello linguistico di grandi dimensioni, è attualmente il software più avanzato nella sua categoria. Secondo Musk, la versione 4 sarebbe già un’intelligenza artificiale generale (Agi), ovvero un programma in grado di risolvere problemi o fare ragionamenti meglio degli esseri umani. Il tycoon, nella sua causa, evidenzia che il superamento di questa soglia potrebbe rappresentare un grave pericolo per l’umanità e per questo chiede la massima trasparenza a OpenAi. Tutto giusto, tutto eticamente molto bello, se non fosse per il fatto che Grok, il ChatGpt creato da Musk e le cui performance sono inferiori al diretto concorrente in ogni test di valutazione, è un software proprietario.

Se i giudici dovessero dare ragione al tycoon, OpenAi – valutata oggi circa 80 miliardi di dollari e i cui rapporti con Microsoft sono comunque finiti sotto la lente dei regolatori americani, britannici e della Ue – dovrebbe rivelare al mondo i propri segreti e di fatto verrebbe spazzata via dal mercato. Musk (e qualunque altra azienda) potrebbero quindi liberamente spulciare nel codice sorgente di ChatGpt per carpirne i segreti e riutilizzarli. Nella causa, Musk ricorda ai giudici di aver chiesto una moratoria di sei mesi sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale, considerata "troppo pericolosa" per l’uomo, "ma l’appello è caduto nel vuoto". Peccato solo che tre mesi dopo aver gridato al mondo che la fine della civiltà umana era ormai prossima, il tycoon abbia annunciato la nascita della sua società dedicata all’intelligenza artificiale.

Musk, che dal 2016 al 2020, ha finanziato OpenAi con 44 milioni di dollari (lo 0,2% del suo patrimonio, ovvero un investimento da 300 euro per l’italiano medio) e ha affittato i primi uffici all’azienda, pagando anche diverse spese, sostiene che senza di lui Sam Altman "molto probabilmente" non sarebbe mai riuscito a fare quello che ha fatto. Ed è proprio quello che ha realizzato l’ad di OpenAi e come lo ha realizzato che ora Musk, con l’aiuto dei giudici, vuole scoprire.