Il principe William e la moglie Kate, duchi di Cambridge, ieri in tribuna d’onore. A sinistra, Tom Cruise
Il principe William e la moglie Kate, duchi di Cambridge, ieri in tribuna d’onore. A sinistra, Tom Cruise
di Paolo Grilli Oltre che sedicenti maestri del calcio (del tennis non lo sono più dai tempi di Fred Perry, ci fu poi la meravigliosa parentesi di Andy Murray, che però è scozzese...), gli inglesi sono notoriamente professori anche nelle scommesse. E i bookmakers "inchiodano" Matteo Berrettini alla sconfitta, oggi nella già storica finale di Wimbledon, visto che il successo di Novak Djokovic è quotato 1,20 la posta – poco più di una formalità, quindi, per “Nole“ – mentre quello del romano 4,50. Siamo sicuri che anche questo affronto dai pronostici sia benzina per la rivoluzione del gigante romano,...

di Paolo Grilli

Oltre che sedicenti maestri del calcio (del tennis non lo sono più dai tempi di Fred Perry, ci fu poi la meravigliosa parentesi di Andy Murray, che però è scozzese...), gli inglesi sono notoriamente professori anche nelle scommesse. E i bookmakers "inchiodano" Matteo Berrettini alla sconfitta, oggi nella già storica finale di Wimbledon, visto che il successo di Novak Djokovic è quotato 1,20 la posta – poco più di una formalità, quindi, per “Nole“ – mentre quello del romano 4,50.

Siamo sicuri che anche questo affronto dai pronostici sia benzina per la rivoluzione del gigante romano, il candidato numero uno a sovvertire l’ordine sul campo più prestigioso del mondo. Perché diversi numeri dicono che il duello odierno (ore 15, diretta Sky e anche in chiaro su TV8) non potrà essere a senso unico. Il serbo numero uno al mondo ha già vinto 5 Wimbledon e 19 Slam, mentre Matteo nessun torneo Major? Sì, ma il nostro ha vinto 23 delle ultime 25 partite sull’erba, e ha appena trionfato al Queen’s. Il colosso del quartiere Nuovo Salario, nord di Roma, in questa edizione “strapazza“ Novak per ace (101-63) e colpi vincenti (254-190), mentre lo tallona nella percentuale dei punti su prima di servizio(82% contro 85%). Matteo ha commesso più errori gratuiti: 167 contro i 126 di “Nole“, ma questo non deve sorprendere, perché Djokovic ha costruito la sua carriera di campionissimo su un’incredibile capacità di non sbagliare (quasi) mai.

Sembra già di vederlo, il match sul Centrale: Matteo che spara servizi fotonici e che martella col dritto, Nole che darà fondo alla sua classe nelle risposte cercando di soprattutto di far perdere il ritmo all’azzurro, mai così sicuro in campo adottando svariate soluzioni di gioco.

E’ davvero tempo di rivoluzione verde, di attacco al potere (contro Djokovic, e pure Nadal) nel tempio della tradizione. A proposito di pronostici, c’è da scommetere che Matteo non vorrà fermarsi qui e che l’appagamento non sfiorerà nemmeno il suo animo. L’emozione, a Wimbledon, l’ha già pagata due anni, quando perse malamente al cospetto di Re Federer negli ottavi. Poi, è stata una crescita continua, a partire proprio da quella magra figura che gli ha spremuto l’indole del campione. Una tempra già forgiata dai lunghi anni facendo tornei in giro per l’Italia viaggiando coi genitori sul camper, e col fratello Jacopo che lo ha convinto a scegliere il tennis lasciando il judo.

Sembra la preistoria personale di Matteo, ma è solo quello che succedeva pochissimi anni fa.

Una novità potrebbe tirare l’altra, all’All England Court a sud di Londra. L’incontro di oggi sarà arbitrato dalla croata Marija Cicak. Per la prima volta nella storia, dunque, l’atto conclusivo del torneo riservato agli uomini sarà diretto da un giudice di sedia donna. E ieri, nel torneo femminile, ha trionfato per la prima volta qui Ashleigh Barty, australiana numero 1 al mondo, che mettendosi del tutto alle spalle un periodo nero ha battuto in tre set la ceca Karolina Pliskova con il punteggio di 6-3 6-7 6-3. Come on, Matteo.