Leo Turrini

Meno male. Complici anche le delusioni azzurre sulle piste di Cortina, ormai noi italiani ci stavamo abituando a ragionare di neve e di montagne soltanto dolorosamente riflettendo sulla grama sorte delle stazioni turistiche invernali, prigioniere del virus. E invece.

Invece, per una di quelle suggestioni che soltanto lo sport è in grado di regalare, una giovane donna ci permette di recuperare un sorriso, a proposito di sci.

Marta Bassino non è tenuta ad occuparsi di simbolismi, ci mancherebbe. Ha altre cose per la testa. Ma è bello, sarei tentato di aggiungere persino consolante a livello psicologico, è bello, dicevo, che la sua impresa iridata nel gigante parallelo provveda idealmente a ricordarci che tra le tanti ragioni per le quali dobbiamo voler bene ai nostri monti (e a chi li vive quotidianamente con passione) c’è, anche, il contributo all’agonismo, alla formazione di campioni e campionesse, alla proposta di esempi incoraggianti.

Marta Bassino incarna questi valori. Lo fa con una eleganza non disgiunta dalla aggressività competitiva. Del resto, bisogna sommare ferro a velluto per vincere un titolo mondiale in rimonta, recuperando ad ogni duello, manche dopo manche.

Segue all’interno