L’espulsione di Kessiè al 29’ del primo tempo: episodio che deciderà la partita
L’espulsione di Kessiè al 29’ del primo tempo: episodio che deciderà la partita
di Giulio Mola Per ottantaquattro minuti il Milan è stato più forte di tutto e di tutti. Del protagonismo di un arbitro severo che l’ha costretto a giocare in dieci per un’ora abbondante, di un avversario esperto e tostissimo, della sfortuna e delle assenze. Ma il sogno è sfumato sul più bello, quando i rossoneri pensavano di festeggiare con un successo l’atteso ritorno in Champions League nella bolgia di San Siro dopo sette anni di assenza. E invece la zampata di Griezmann prima e il rigore di Suarez al sesto minuto di recupero poi (fallo di mano di Kalulu) hanno scritto l’incredibile risultato di un match che premia oltremisura l’Atletico Madrid dopo cento minuti di vera battaglia. Dai...

di Giulio Mola

Per ottantaquattro minuti il Milan è stato più forte di tutto e di tutti. Del protagonismo di un arbitro severo che l’ha costretto a giocare in dieci per un’ora abbondante, di un avversario esperto e tostissimo, della sfortuna e delle assenze. Ma il sogno è sfumato sul più bello, quando i rossoneri pensavano di festeggiare con un successo l’atteso ritorno in Champions League nella bolgia di San Siro dopo sette anni di assenza. E invece la zampata di Griezmann prima e il rigore di Suarez al sesto minuto di recupero poi (fallo di mano di Kalulu) hanno scritto l’incredibile risultato di un match che premia oltremisura l’Atletico Madrid dopo cento minuti di vera battaglia.

Dai “colchoneros” (ultima squadra affrontata nella manifestazione) ai... colchoneros. Il cerchio si chiude: il MIlan è tornato nel suo “habitat naturale” (Galliani dixit), e questo è già importante. Perché se è vero che l’Atletico arrivava a San Siro da favorito, è innegabile che il Milan ha raggiunto un grado di maturità tale da potersela giocare con tutti. Ci aveva provato col Liverpool mostrando lampi di bel calcio e perdendo solo alla distanza, lo ha fatto con convinzione pure ieri sera pagando solo nel finale l’inferiorità numerica. Ci ha provato, si è illuso, e poi è crollato

Senza il totem Ibrahimovic e il pesante forfait di Kjaer in difesa, è comunque emerso il talento di due ragazzi classe ‘99, ovvero Brahim Diaz e Leao. Giocate illuminanti dello spagnolo da una parte, la freddezza del portoghese dall’altra (il gol decisivo e una clamorosa traversa in rovesciata). Non solo. Nel corso del match il Milan è riuscito a giocare due gare diverse interpretandole comunque nel modo migliore. Una prima mezz’ora di qualità, ritmo, velocità (imprendibile Theo Hernandez a sinistra), con un assedio culminato nel gol di Leao al 20’ (bel diagonale di destro) su assist proprio di Brahim Diaz che da qualche minuto era salito in cattedra distribuendo palloni invitanti ai compagni. Purtroppo due falli di Kessie nel giro di pochi giri di lancette puniti da Cakir col “doppio giallo” (purtroppo in Europa gli arbitri sono molto meno tolleranti) hanno cambiato il match. Il Milan fino ad allora spregiudicato e coraggioso, e che nulla aveva concesso grazie alle attente marcature di Tomori e Romagnoli sui temuti Suarez e Correa, è diventato più accorto senza però rinunciare a giocare. Prova ne è la clamorosa traversa di Leao su rovesciata (37’) che avrebbe potuto dare il colpo di grazia all’Atletico. Pioli rinforzava la mediana con Tonali (togliendo Rebic che non aveva demeritato ma era pure lui ammonito) mentre Simeone inseriva Joao Felix. La prima vera insidia arrivava nel recupero con un tiro di Suarez che sibilava accanto al palo, ma nella ripresa gli ospiti prendevano metri e campo.con Kondogbia e Suarez pericolosi in apertura. Prima dell’ora di gioco uscivano Leao e Brahim Diaz lasciando il posto a Giroud e Ballo-Touré. Il Milan si arroccava in difesa con una linea a 6 e per sfondare il fortino entrava pure Griezmann. Ogni scontro innescava micce pericolose, nervi a fior di pelle da entrambe le parti (l’ex interista Kondogbia rischiava il “rosso”) con Joao Felix che andava ancora vicino al pareggio così come Lemar. Il Milan ripartiva poco e male, Giroud sprecava l’unico pallone invitante. Poi l’assedio finale, e la gara ribaltata in undici terribili minuti. La strada per gli ottavi è in salita, ma gli applausi finali di San Siro dopo il triplice fischio di Cakir sono un segnale importante, nonostante l’amarissima beffa.