Paolo Franci

A guardarla così la classifica, con Milan, Inter, Juve in fila e rigorosamente distanziate, ti vengono in mente gli anni del calcio con i calzettoni abbassati, i palloni cuciti a mano e gli scarpini che, come le giacchette degli arbitri, erano neri, pur con qualche divagazione di bianco. Altro che quelle piccole astronavi colorate che decollano ai piedi degli eroi contemporanei. In questa sorta di ritorno al passato, quando il campionato viveva soprattutto tra le strisce di queste tre squadre, il Milan sta vivendo una sorta di piccolo crepuscolo. Certo, per l’assenza del Drago sputafuoco svedese ma anche per quella di un baluardo difensivo – un tempo si diceva così e visto che siamo in atmosfera vintage – come Kjaer. L’Inter che ne ha vinte cinque di fila, ha attinto a piene mani nel pozzo della fortuna contro il Napoli, però è in corsia di sorpasso e forse quella ’ferocia’ che Conte invocava sta spuntando qua e là come le corna ad un giovane cervo, in attesa che diventino maestose. Poi c’è la Juve. Non perde, pareggia troppo e mette lì sprazzi di calcio abbastanza fast e per niente furious. Per ora, guardandola ci troviamo di fronte a un piatto di minestra poco saporita: ti sfama, certo, ma non t’alzi da tavola contento. Anzi. Se poi ci si mette pure l’hitman portoghese su rigore, beh.

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