Alvaro Morata ha sbloccato la partita: entrato al 61’, al 63’ ha firmato l’1-0
Alvaro Morata ha sbloccato la partita: entrato al 61’, al 63’ ha firmato l’1-0
di Gianmarco Marchini Due notti a meno sette. Certo, fa sempre freddo, c’è da stare con la coperta fin sopra alla testa, ma con la luce dell’abat-jour bassa, Andrea Pirlo può continuare a coltivare il sogno della rimonta scudetto sull’Inter. Almeno fino a domani sera, quando la squadra di Antonio Conte scenderà in campo a Parma con la voglia di riportarsi a più dieci sui campioni in carica e confermare di essere la grande favorita per il titolo. Un’etichetta che la...

di Gianmarco Marchini

Due notti a meno sette. Certo, fa sempre freddo, c’è da stare con la coperta fin sopra alla testa, ma con la luce dell’abat-jour bassa, Andrea Pirlo può continuare a coltivare il sogno della rimonta scudetto sull’Inter. Almeno fino a domani sera, quando la squadra di Antonio Conte scenderà in campo a Parma con la voglia di riportarsi a più dieci sui campioni in carica e confermare di essere la grande favorita per il titolo. Un’etichetta che la Juventus si è scucita praticamente da sola all’alba di questo campionato, con un percorso fatto di continui scivoloni. L’ultimo una settimana fa col Verona, con un pareggio che spediva i bianconeri "a quel paese" con il viaggio pagato dai tifosi infuriati.

La vittoria sofferta pur rotonda sullo Spezia rincuora, ma non cura, almeno tutti i mali. Anzi avvalora tutti i dubbi sulle reali capacità di compiere un’impresa scudetto. Perché l’Inter ha solo il campionato da inseguire e il Milan, secondo e ora a +3, sembra in vantaggio sulle ambizioni bianconere: non avrà certo i solisti della Signora, ma ha un coro che funziona nettamente meglio. Ieri, invece, per sessanta minuti l’orchestra di Pirlo non ha praticamente azzeccato una nota. Tra una sgroppata di Chiesa, un’ostinata progressione di Ronaldo e qualche sbilenco tentativo di Kulusevski, la partita è rimasta in parità per una buona ora. Proprio come all’andata, quando lo Spezia di Italiano era riuscito a tenere il risultato in bilico. Allora era stato l’ingresso di CR7 a sconvolgere gli equilibri. Ieri è stato l’ingresso di Morata, che non doveva nemmeno giocare causa i postumi di un virus intestinale: e invece sull’autobus ci è salito scendendo in campo al momento giusto, per decidere la gara e dimostrare ancora una volta come la Juve possa prescindere da tutto, anche dalla difesa titolare (ieri ko pure De Ligt), ma non dai riferimenti tattici di un vero numero nove. Apre Alvaro, la chiude praticamente Chiesa, ancora una volta il migliore in campo: il 3-0 di CR7 vale giusto per le vanità del portoghese, ora a quota 20 nella classifica cannonieri. "Abbiamo rinnovato, scegliendo un’altra linea che siamo sicuri ci darà i suoi frutti", diceva nel pre-gara Paratici. La sentenza finale, come sempre, però, spetterà al campo, in un mese di marzo che si preannuncia decisivo. Altre tre gare in campionato e il Porto in Champions.