Paolo Franci

Come il ponte sullo Stretto di Messina, piatto pronto da scaldare al volo dal politicante di turno, ogni tanto riaffiora l’ipotesi dei playoff del pallone. Se però il collegamento sullo Stretto resta la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno, sulla storia dei playoff la manovra d’avvicinamento pare simile a quella che ha portato in campo la moviola, l’occhio di falco e le altre diavolerie elettroniche: inevitabile. Ieri, il presidente della Figc Gravina, a margine del consiglio federale che ha messo fuori gioco i secessionisti in stile SuperLega, è tornato sull’argomento a lui non caro, molto di più. Lo dice lui: "io sono favorevolissimo" e non da ieri ma almeno da due paio di anni. E playoff e i playout (anche) in Serie A restano un suo obiettivo. Se quest’anno c’è una zona Champions fiammeggiante, va detto che i playoff sarebbero lo spettacolo nello spettacolo, la battaglia ’all or nothing’ in stile Nfl o Nba che renderebbe tutto super avvincente. Soprattutto quando, ben oltre due terzi del nostro campionato vanno in letargo a diverse giornate dalla fine. Però dà un po’ fastidio che i playoff diventino di moda solo perchè ne parlano quelli della Premier League. Cioè, Gravina dice da anni che i playoff sono una gran bella idea, che sei matto, il campionato non si tocca! Se invece lo dicono gli inglesi... Beh però, lo sai che l’idea non dispiace? Eppure, Italians do it better? Gli italiani lo fanno meglio. O no?