La vita è un affare complicato. A maggior ragione se ti presenti a Roma con cinque cambi dopo il ko con l’Udinese – e la sfuriata di Cairo sugli "uomini veri con gli attributi" – e ti ritrovi in dieci dopo un quarto d’ora o giù di lì. Da quel punto in poi la partita è diventata un monologo neanche troppo divertente: la Roma sistematicamente con la palla tra i piedi e il Toro lì a cercare di tenere e provare qualcosa. Va detto però, che siamo di fronte a un altra decisione arbitrale discutibili, perchè il secondo giallo sventolato da Abisso per SIngo che lascia il Toro in dieci è fin troppo severo.

A Roma, Giampaolo si presenta con una formazione da piazza pulita: fuori SIrigu, Izzo, Ansaldi, Nkoulou e RIncon e dentro giovani e rincalzi. L’obiettivo è cancellare il ko con l’Udinese, settimo in 11 gare con 27 gol subiti. I buoni propositi però, si accartocciano attorno al rosso di Simi e da lì si va spediti verso l’uno-due del primo tempo Mkhitaryan-Veretout che strappa il sipario del match. E, mentre dall’Austria arrivano notizie più che confortanti per Fonseca – e anche per il ct Mancini – sulle condizioni di Zaniolo, che ha incassato il via libera per tornare a correre e puntare il mese di marzo per il ritorno in campo, la Roma grazie al doppio colpo Bologna-Torino si ritrova al fianco della Juve al terzo posto. Dal punto di vista mentale e del morale Fonseca va a Bergamo con il pieno di certezze per affrontare una rasferta tradizionalmente poco generosa.