Nel comunicato della Federazione danese che annuncia gli sviluppi sulla situazione di Christian Eriksen si parla di ICD. È l’acronimo di implantable cardioverter defibrillators, un defibrillatore sottocutaneo che dovrà aiutare il centrocampista danese in caso di nuove difficoltà cardiache. Nel caso in cui al giocatore dovesse essere permesso di tornare in campo, non sarebbe il primo caso. Quello più celebre riguarda un...

Nel comunicato della Federazione danese che annuncia gli sviluppi sulla situazione di Christian Eriksen si parla di ICD. È l’acronimo di implantable cardioverter defibrillators, un defibrillatore sottocutaneo che dovrà aiutare il centrocampista danese in caso di nuove difficoltà cardiache. Nel caso in cui al giocatore dovesse essere permesso di tornare in campo, non sarebbe il primo caso. Quello più celebre riguarda un calciatore che sta regolarmente disputando gli Europei in corso e che proprio per questo si è detto molto toccato dalla vicenda che ha colpito Eriksen. Si tratta di Daley Blind, figlio d’arte (il padre ha vinto una Champions nel ‘95 battendo il Milan in finale) e oggi trentunenne difensore dell’Ajax. Nel dicembre 2019 avvertì un problema di vertigini durante la sfida di Champions contro il Valencia. A seguito del malessere segnalato ai medici fu sottoposto a una serie di esami che evidenziarono un’infiammazione del miocardio, in conseguenza del quale si rese necessario l’utilizzo del defibrillatore. Il difensore orange è tornato a giocare, con l’Ajax e l’Olanda, dopo aver subito l’operazione che oggi gli permette di vivere e giocare a calcio con un "aiutante" in più. Lo scorso agosto si è però accasciato in campo, schiena a terra e braccia larghe, durante un’amichevole contro l’Herta Berlino. Racconterà allo staff medico di aver sentito una fitta al petto. In pratica, come descritto dal tecnico Ten Hag nel post-partita, l’ICD che ne controllava l’attività del cuore si era spento. Per fortuna senza gravi conseguenze, dato che poche settimane più tardi l’olandese è tornato ad allenarsi con i lancieri e poi a giocare. Questo fa il defibrillatore sottocutaneo, sempre che non si spenga come accaduto a Blind: riconosce un eventuale malfunzionamento cardiaco e nel caso emette una serie di impulsi elettrici che possono prevenire altri guai. Secondo i medici danesi è la soluzione proposta da tutti gli specialisti interpellati a livello nazionale e internazionale a seguito dell’attacco cardiaco patito da Eriksen, dovuto (si legge ancora nella nota) a un’aritmia. Eriksen ha accettato. Per la propria vita, prima che per la carriera.

MT