di Paolo Franci I cacciatori di blasone hanno il sorriso di chi la sa lunga e le certezze inscalfibili dei businessman hollywoodiano. A stelle e strisce of course. E adesso, da noi in Serie A sono un esercito. Sì perché ieri la sesta proprietà americana (ok una è canadese ma grosso modo siamo lì dai...) su sette non italiane è sbarcata trionfalmente in quello che una volta era – da Rozzi ad Anconetani, da Berlusconi a Moratti fino ai Sensi, Ferlaino, Zamparini e tutti gli altri – l’oligarchico...

di Paolo Franci

I cacciatori di blasone hanno il sorriso di chi la sa lunga e le certezze inscalfibili dei businessman hollywoodiano. A stelle e strisce of course. E adesso, da noi in Serie A sono un esercito. Sì perché ieri la sesta proprietà americana (ok una è canadese ma grosso modo siamo lì dai...) su sette non italiane è sbarcata trionfalmente in quello che una volta era – da Rozzi ad Anconetani, da Berlusconi a Moratti fino ai Sensi, Ferlaino, Zamparini e tutti gli altri – l’oligarchico pallone all’italiana. Intendiamoci, passi pure lo straniero se progetta, costruisce, vince e non usa il nostro calcio come una terrazza-aperitivo per gli affari nel Vecchio Continente.

In ogni caso, da oggi (l’annuncio ufficiale in giornata, pare) diventa americano il più antico club italiano, il Genoa Cricket and Football Club. E cioè la Fingiochi di Enrico Preziosi ha ceduto la quota di controllo a 777 and Partners, societa’ di investimento con sede a Miami e fondata da Steven Pasko e Josh Wander. La 777 and Partners è particolarmente attiva nel mondo dello sport, dal basket in Inghilterra ai diritti sportivi con Global Sports Rights Management e 1190 Sports, fino al vero e proprio boom, lo sbarco della Liga spagnola con l’ingresso nel Siviglia. Dunque, sette proprietari stranieri in Serie A e altrettanti tra Serie B e C, dal patron australiano della Triestina ai fratelli indonesiani del Como.

Esce così di scena uno dei personaggi più controversi del nostro campionato, capace di scovare una gemma come Diego Alberto MIlito che poi scolpirà la leggenda del Triplete di Mourinho, ma anche di farla come neanche in un trash-movie con Banfi, Gigi e Andrea. E cioè quando si fa beccare con le mani nell’unto per una valigetta piena di soldi. Le toghe del pallone stabilirono che quella valigetta rinvenuta nell’auto di un dirigente del Venezia – era ultimo, il Genoa primo – fu il prezzo della combine per garantire la vittoria al club del ’Prez’. Siamo nel 2005 e alla fine del processo sportivo il Genoa salterà dalla A alla Serie C.

Atteggiamenti da patron un po’ datato, alti e bassi a far da colonna sonora delle sue gesta, ha scoperto Guidolin e Gasperini – o forse se li è ritrovati lì per caso, ghignano i suoi detrattori – e masticato allenatori come cheving gum, sempre più lontano da quell’uomo idolatrato dalla curva sotto la quale correva con i pugni al cielo dopo ogni vittoria. Enrico Preziosi era l’imprenditore di successo che aveva salvato il Genoa. Erano i primi anni Duemila, sembra un secolo fa.