Un filosofo della praticità come Giorgio Chiellini ha centrato perfettamente il punto. "In campo era un marziano, ma da allenatore Andrea dovrà tornare sulla Terra - scrive il capitano bianconero nella sua autobiografia -: non potrà pretendere che i suoi giocatori abbiano gli occhi dietro la testa come li aveva lui". Quell’Andrea è chiaramente Andrea Pirlo, pronto a togliersi la giacca per rientrare nel calcio. Non dalla porta principale, ma nemmeno da una troppo secondaria. Lo aspetta la Juventus Under 23, fresca di vittoria in Coppa Italia e pronta a inseguire il sogno Serie B con i playoff. Certo, non sarà il Barcellona che aveva evocato in una recente diretta Instagram con Fabio Cannavaro, ma è pur sempre mondo Juve: se fai bene lì, la...

Un filosofo della praticità come Giorgio Chiellini ha centrato perfettamente il punto. "In campo era un marziano, ma da allenatore Andrea dovrà tornare sulla Terra - scrive il capitano bianconero nella sua autobiografia -: non potrà pretendere che i suoi giocatori abbiano gli occhi dietro la testa come li aveva lui". Quell’Andrea è chiaramente Andrea Pirlo, pronto a togliersi la giacca per rientrare nel calcio. Non dalla porta principale, ma nemmeno da una troppo secondaria. Lo aspetta la Juventus Under 23, fresca di vittoria in Coppa Italia e pronta a inseguire il sogno Serie B con i playoff. Certo, non sarà il Barcellona che aveva evocato in una recente diretta Instagram con Fabio Cannavaro, ma è pur sempre mondo Juve: se fai bene lì, la scorciatoia per salire è più veloce. "Ho tante richieste, mi aspettano in Catalogna...", disse al suo compagno mondiale, quello con cui si abbracciava forte sotto il cielo di Berlino prima del rigore di Grosso. Scherzava, ma neanche troppo. Perché uno come Pirlo non scala una montagna se non ha la convizione di poter piantare la bandierina in vetta.

Raccontava tempo fa che il momento epifanico arrivò con Antonio Conte, suo tecnico nei primi anni juventini, "il migliore avuto in carriera". Con tutto il dovuto rispetto per Ancelotti, Lippi e Allegri. "La prima volta che ho valutato la possibilità di fare l’allenatore è stata dopo una lezione di Conte. Ce ne faceva sempre da 40 minuti l’una. È stato allora che tra me e me ho pensato: ’Anche io voglio allenare’".

E allora eccolo lanciarsi nel cerchio di fuoco della panchina, dove non c’è carriera o curriculum che tenga. Qui una scelta non pesa come un lancio fuori misura: due-tre valutazione errate e tanti saluti all’ei fu campione del mondo. Come un Dorian Gray del pallone, Pirlo dovrà resistere alla tentazione di specchiarsi nel suo ritratto giovanile. Il rischio - come diceva il saggio Giorgio - è di proiettare troppo i pensieri dell’Andrea magnifico regista nella testa dell’Andrea rampante tecnico. Questi due anni lontano da tutto, lo aiuteranno. Andrea ha avuto modo di studiare e osservare tanto. I suoi maestri Conte e Ancelotti, i modelli Guardiola e Zidane, questi ultimi, peraltro, partiti proprio da un’esperienza con le secsquadre B di Barcellona e Real.

Ma Andrea ha guardato da vicino e imparato tanto anche dal percorso di tanti suoi ex compagni che si sono sporcati le mani a latitudini inferiori rispetto ai monumenti di cui sopra.

Gattuso, Inzaghi, Brocchi, Nesta: per uno curioso gioco del destino, tutti giocatori di quella meravigliosa fabbrica di calcio e successi che era il Milan ancelottiano. Tutta gente che, peraltro, si sta riprendendo una grande rivincita. Pippo Inzaghi, l’altro ieri, ha brindato alla Serie A e ai suoi detrattori, dopo le pur vere infelicissime partentesi al Milan e al Bologna. Lui, prima, è sceso in Lega Pro col Venezia e l’ha portato a due passi dalla A. C’è riuscito col Benevento, con ben sette passi d’anticipo. In A Pippo ritroverà l’amico Gattuso, anche lui tritato sulla panchina del Milan cinese-americano (nonostante una Champions mancata d’un punto) e ora capace di risorgere con il Napoli e la Coppa Italia strappata alla Juve. Nelle fiamme del Diavolo rischiò di bruciarsi anche Brocchi quando nell’aprile 2016 accettò di rilevare Mihajlovic, cedendo alle lusinghe del bel "giuoco" berlusconiano. Perse la Coppa Italia e fu mandato a spendere. Silvio gli ha ridato il Monza e lui ha centrato la B e ora punta dritto alla A. La stessa che insegue adesso Sandro Nesta dalla panchina del Frosinone, in lotta playoff. Lui per decenni è stato compagno di stanza con Andrea a Milanello e in Nazionale. Amico e grande duellante alla Playstation. Gli avrà spiegato bene che allenare non è un gioco.

Gianmarco Marchini