Cristiano Ronaldo, 36 anni. Contro il Torino ha firmato la rete del 2-2 finale, la sua 24esima in campionato in 25 partite: ma la Juve ora rischia il quarto posto
Cristiano Ronaldo, 36 anni. Contro il Torino ha firmato la rete del 2-2 finale, la sua 24esima in campionato in 25 partite: ma la Juve ora rischia il quarto posto
di Paolo Grilli Quando Juventus-Napoli non si giocò, il 4 ottobre scorso, il virus stava ripiombando come un incubo nelle vite degli italiani: e il calcio non ne fu risparmiato. Tutto quello che poi è accaduto intorno a una partita davvero maledetta e innesco di mille altri scontri fuori dal campo, viene ora sovrastato da un’altra cupa certezza, quella di un Covid che seguita a devastare non mancando ancora di tormentare il mondo del pallone. Allora erano Zielinski ed Elmas i due positivi in rapida successione che portarono allo stop dell’Asl Napoli 2 Nord. Oggi, sei mesi dopo, è la Juve a contare due contagiati nel giorno del recupero, i nazionali Bonucci e Bernardeschi dopo che ieri un altro bianconero, Demiral, è tornato in gruppo in...

di Paolo Grilli

Quando Juventus-Napoli non si giocò, il 4 ottobre scorso, il virus stava ripiombando come un incubo nelle vite degli italiani: e il calcio non ne fu risparmiato. Tutto quello che poi è accaduto intorno a una partita davvero maledetta e innesco di mille altri scontri fuori dal campo, viene ora sovrastato da un’altra cupa certezza, quella di un Covid che seguita a devastare non mancando ancora di tormentare il mondo del pallone. Allora erano Zielinski ed Elmas i due positivi in rapida successione che portarono allo stop dell’Asl Napoli 2 Nord. Oggi, sei mesi dopo, è la Juve a contare due contagiati nel giorno del recupero, i nazionali Bonucci e Bernardeschi dopo che ieri un altro bianconero, Demiral, è tornato in gruppo in extremis dopo l’agognato tampone negativo.

Ma distogliendo lo sguardo dal contorno plumbeo di questa sfida, i motivi per parlare di una partita che vale una stagione per entrambe le big restano intatti. Anzi, il testa a testa è ancora più esasperato ora dalla circostanza di trovare le rivali appaiate al quarto posto, quello che garantirebbe a una sola delle due l’accesso alla prossima Champions. L’Atalanta è a +2 con una partita in più, certo, ma se c’è una squadra che non consente alle avversarie di fantasticare inseguimenti è proprio la Dea.

Quella di oggi è la partita di Pirlo. E, di riflesso, anche di Allegri. Il ‘Maestro’, come da manuale, ha cercato a parole di scacciare quei venti di tempesta che hanno sballottato la squadra di fatto già sbalzandola dal trono della serie A e che mettono a rischio il suo futuro in bianconero. Il tecnico della Signora ha definito "normale incontro tra amici" quello del presidente Agnelli con Max, ribandendo di godere della fiducia della società.

Difficile però pensare che la gara odierna non possa avere un peso soprattutto se allo Stadium non arrivassero i tre punti.

Non arrivare in Champions costerebbe alla Juve qualcosa come 80 milioni di mancati premi Uefa e introiti, facendo una media delle ultime otto stagioni: circa un quarto del suo giro di affari. Ecco perché tutti gli sforzi dei bianconeri devono puntare all’Europa.

Allegri potrebbe quindi risalire in sella molto presto, anche in questa volata stagionale, per cercare di salvare la qualificazione: con tutti i rischi del caso.

E torna dopo nove anni, mutatis mutandis, un dualismo che al Milan aveva fatto rumore. Pirlo lasciò il Diavolo nel 2011 dopo lo scudetto ma anche una stagione tormentata, tra infortuni e i malumori generati da un ruolo da mezz’ala che Allegri gli aveva affidato e che non gli andava giù. Alle Juve, poi, divenne immediatamente il faro e il capopopolo. Max disse poi che se si consumò la rottura, fu per il fatto che la società rossonera non era più intenzionata a far firmare contratti della durata di più di un anno agli over 30.

Strano il destino, anche per il fatto che Pirlo, alla Juve, abbonda proprio di mezz’ali ma non ha potuto contare su un vero regista che potesse (in parte) imitarne le gesta. Il solo Arthur (reintegrato dopo la cena malandrina ma acciaccato e oggi fuori causa) ha potuto adattarsi con un certo profitto al ruolo di playmaker, ma gli è mancata la continuità.

Pirlo ritrova Dybala, che partirà dalla panchina. Ci sarà bisogno anche della ‘Joya’ per dare la caccia a un piazzamento che la Juve forse nemmeno considerava di dover desiderare, a inizio stagione.

Pirlo poi, non bastasse tutto il resto, si trova pure nella necessità di vendicare lo sgarbo dell’amicissimo Gattuso nell’ultima sfida. Forse proprio quella sconfitta a Napoli fu la prima crepa evidente di una Juve che stava cercando furiosamente di risalire verso la vetta pur avendo già scricchiolato. Allora, tutto sembrava ancora possibile. E di Allegri non c’era ancora l’ombra.