Stefano Pioli, 55 anni:. in testa al campionato per 21 giornate, ora è a -9 dall’Inter
Stefano Pioli, 55 anni:. in testa al campionato per 21 giornate, ora è a -9 dall’Inter
di Luca Talotta Un solo obiettivo. L’unico rimasto a disposizione del Milan, dopo l’addio alla Coppa Italia a gennaio e all’Europa League nei giorni scorsi. Ma anche il più importante, per il percorso di ritrovamento del blasone del club e, soprattutto, per il risanamento delle sue casse: la qualificazione alla Champions League. Certo il ko maturato giovedì a San Siro contro il Manchester United è duro da mandare giù, con quello 0-1 firmato Pogba sull’unica, vera, ingenuità di un giocatore rossonero (leggi Meité) al termine di un match dove è stato il Diavolo a farla da padrona. E anche il...

di Luca Talotta

Un solo obiettivo. L’unico rimasto a disposizione del Milan, dopo l’addio alla Coppa Italia a gennaio e all’Europa League nei giorni scorsi. Ma anche il più importante, per il percorso di ritrovamento del blasone del club e, soprattutto, per il risanamento delle sue casse: la qualificazione alla Champions League. Certo il ko maturato giovedì a San Siro contro il Manchester United è duro da mandare giù, con quello 0-1 firmato Pogba sull’unica, vera, ingenuità di un giocatore rossonero (leggi Meité) al termine di un match dove è stato il Diavolo a farla da padrona. E anche il nervosismo di Pioli al termine del match, con uno scambio di battute poco amichevoli con l’assistente di Solskjaer, McKenna ("Mi spiace per la reazione, non capiterà più" l’ammissione del tecnico rossonero ieri all’Ansa), non può che essere figlio della frustrazione del momento; dopo mesi e mesi dove il Milan ha avuto un ruolo da protagonista, ecco che nel momento chiave della stagione la situazione si fa sempre più complessa, con infortuni a ripetizione che mettono in bilico quanto di buono fatto finora.

E il tecnico emiliano, che ha sempre cercato di evitare di trovare alibi, in questo momento storico però può fare ben poco: anche giovedì, contro il Manchester, la rosa a disposizione era ai minimi storici. Ma lo stesso Pioli sa benissimo, come più volte ribadito da lui stesso, che si viene giudicati a fine stagione per quanto fatto nel corso dei mesi. E ora centrare la qualificazione alla prossima Champions League è divenuto fondamentale per questo giovane Diavolo, che nel giro di tre mesi (questi maledettissimi primi tre mesi del 2021) ha dovuto dire addio a due dei tre obiettivi stagionali andando in affanno anche in campionato. Quel che è certo è che ora sulla graticola ci finiscono tutti: dai giocatori di maggior prestigio, come quel Calhanoglu che sembra solo lontano parente di quello che aveva sbalordito nel corso del 2020, fino allo stesso tecnico, conscio che una mancata qualificazione alla coppa dalle grandi orecchie potrebbe pregiudicare il suo percorso in rossonero.

Il presente però si chiama Fiorentina, perché i rossoneri torneranno in campo già domani pomeriggio (ore 18). Per l’occasione Pioli, tra infortuni e squalifiche, non avrà molta scelta. Ancora tutti fuori Rebic (ieri depositato il ricorso contro i due turni di squalifica), Leao, Romagnoli, Calabria (torna a fine aprile), Mandzukic e Maldini. E dunque, a differenza dell’undici titolare visto contro il Manchester United, in difesa ci sarà Dalot per Kalulu e Tonali per Meité. Potrebbe trovare posto Hauge (Krunic destinato alla panchina) mentre in avanti è scontato il ritorno di Ibrahimovic. Dalla sua forma fisica dipenderà molto del futuro dei rossoneri, chiamati a ritrovare quella via del gol che appare sperduta. Serve Zlatan per la Champions, ma in futuro servirà qualcosa in più. Perché Mandzukic è ancora ko (dovrebbe rientrare dopo la pausa per le nazionali), Leao e Rebic non sono sufficienti.