14 mar 2022

Osaka, sono lacrime senza fine Crollo dopo gli insulti dalla tribuna

La crisi dell’ex n.1: uscita di scena in lacrime a Indian Wells. I tormenti di un animo troppo sensibile

paolo grilli
Sport
Naomi Osaka, 24 anni, in lacrime mentre parla con l’arbitro a Indian Wells
Naomi Osaka, 24 anni, in lacrime mentre parla con l’arbitro a Indian Wells
Naomi Osaka, 24 anni, in lacrime mentre parla con l’arbitro a Indian Wells

di Paolo Grilli

Chi nutrisse ancora dubbi su quanto possa essere effimera e illusoria la gloria, dovrebbe conservare l’immagine di Naomi Osaka alla sua uscita di scena dal torneo di Indian Wells. L’ex numero uno del tennis mondiale, 24 anni, oltre venti milioni di dollari guadagnati in soli premi in carriera e atleta più pagata sul pianeta nel 2019, piange in preda allo sconforto – di più, scossa da un ormai prolungato tormento dell’anima – sulla sedia a bordo campo dopo aver perso malamente dalla russa Kudermetova: la testa di serie numero 21 del torneo e quindi avversaria, sulla carta almeno, battibilissima.

A scatenare il crollo emotivo e di gioco di Naomi – orgogliosamente giapponese ma cresciuta negli Stati Uniti – l’insulto a inizio partita di una spettatrice che senza mezze misure le ha gridato "fai schifo", venendo meno a quella moderazione che solitamente contraddistingue chi segue il tennis. La 24enne ha provato a far cacciare la pseudo tifosa. E a fine match ha provato a sfogarsi al microfono, ricordando l’episodio capitato alle sorelle Williams, nel 2001, sempre a Indian Wells: Serena venne insultata dagli spalti dopo l’infortunio di Venus che ebbe l’effetto di evitare il duello fra loro due nella semifinale.

E’ evidente l’attuale difficoltà di Osaka nel reggere la pressione, se lei stessa, prima del torneo, ha voluto vedere e rivedere i fatti di ventuno anni fa quasi a procurarsi un precedente, una giustificazione dopo tutti questi sfiancanti saliscendi emotivi. A settembre, dopo la sua eliminazione appena al terzo turno degli Us Open, di cui era campionessa in carica, contro la giovane canadese Leylah Fernandez, Naomi era scoppiata in lacrime nel corso conferenza stampa. In precedenza si era ritirata durante il Roland-Garros, dopo aver rifiutato di rispondere alle domande dei media, rivelando di avere problemi di ansia. All’inizio dell’anno la giapponese, dopo un 2021 complicato sul piano psicologico ma che ricorderà a vita per essere stata l’ultima tedofora ai Giochi di Tokyo, era tornata in gara in Australia con l’unico obiettivo di divertirsi, perdendo al terzo turno dalla statunitense Anisimova.

Ora questo ulteriore nodo nella sua carriera, decollata con merito (ha già vinto 4 tornei dello Slam, il suo talento non è in discussione) ma poi incagliatasi nel turbine delle aspettative – proprie e altrui – e del risultato a tutti i costi.

Il dubbio fondato è che Naomi paghi come non mai l’avere un animo troppo sensibile e una intelligenza non comune. Lei, da un anno proprietaria del North Carolina Courage nella lega statunitense del calcio femminile, convinta sostenitrice del Black Lives Matter, lei che fu capace di battere in una epica finale agli Us Open Serena Williams, semplicemente ha capito che c’è un mondo da vivere al di là degli eventuali onori che puoi guadagnarti. E proprio questo rende la fuoriclasse del tennis scivolata giù dall’Olimpo una di noi.

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