Leo Turrini Confesso spudoratamente: mi riesce molto difficile commentare con freddezza la folle gara di Gedda! È successo davvero di tutto. Nel bene e nel male. Alla loro impressionante bravura, Lewis Hamilton e Max Verstappen sommano una ferocia che ormai ha valicato i limiti del buon senso. Ho già scritto che anche Senna e Prost passarono alla storia per i loro...

Leo

Turrini

Confesso spudoratamente: mi riesce molto difficile commentare con freddezza la folle gara di Gedda! È successo davvero di tutto. Nel bene e nel male.

Alla loro impressionante bravura, Lewis Hamilton e Max Verstappen sommano una ferocia che ormai ha valicato i limiti del buon senso. Ho già scritto che anche Senna e Prost passarono alla storia per i loro incidenti. Che però furono due in quattro anni. Questi qui fanno a sportellate cinque volte a gara! Uno pensa che l’altro sia un pazzo e viceversa. Manca completamente il rispetto reciproco. Fatalmente, si crea una situazione di pericolo estremo. Situazione, è il caso di aggiungere, governata malissimo dagli arbitri. E sì che in Formula Uno il Var, inteso come utilizzo delle prove televisive, esiste da quarant’anni…

Arrivati a questo punto, è persino inutile interrogarci su quali cataclismi potranno materializzarsi sotto il cielo di Abu Dhabi. Dubito che l’epilogo sarà un inno ai valori dello sport: qui ormai sono saltati tutti i parametri di riferimento.

Non solo. Va bene inchinarsi al potere dei petrodollari e già gli antichi romani garantivano che pecunia non olet, il denaro non ha odore. Ma aveva senso andare a gareggiare su un circuito pericolosissimo, con una organizzazione non all’altezza, vedi il tempo perso per sistemare una barriera o recuperare detriti dalla pista? Faccio un esempio: la mitica finale di Wimbledon tra Federer e Djokovic, con quel tie break infinito, l’avremmo apprezzata se disputata in mezzo ad una foresta su un prato pieno di buche?

Ad ogni modo, al tie break siamo arrivati! Domenica prossima la Formula Uno batterà di sicuro tutti i record di ascolto, l’evento si trasformerà in qualcosa da ricordare per i decenni a venire. Come appassionato e come custode della memoria delle corse, dovrei esserne contento.

Invece mi chiedo: ne valeva la pena? Meglio ancora: fu vera gloria?