Italia e Germania schierate all’inizio della finale mondiale dell’11 luglio 1982: al pari di quella di oggi, la Nazionale di 39 anni fa fece innamorare gli italiani per la sua semplicità, l’umanità dei personaggi e la linearità del gioco
Italia e Germania schierate all’inizio della finale mondiale dell’11 luglio 1982: al pari di quella di oggi, la Nazionale di 39 anni fa fece innamorare gli italiani per la sua semplicità, l’umanità dei personaggi e la linearità del gioco
di Leo Turrini Chissà, forse è un segno del destino. L’11 luglio compie gli anni Lino Banfi. Lui, Oronzo Canà al cinema, l’allenatore nel pallone che ha inventato la bizona e il modulo 5-5-5. Lui, il pittoresco mister della Longobarda, capace di trascinare sul set, per il sequel della pellicola, campioni come Gigi Buffon, Alessandro Del Piero e Francesco Totti. Lui, che partendo come spalla di Franco e Ciccio e spolverando le terga di Barbara Bouchet e di Edwige Fenech, beh, ha...

di Leo Turrini

Chissà, forse è un segno del destino. L’11 luglio compie gli anni Lino Banfi. Lui, Oronzo Canà al cinema, l’allenatore nel pallone che ha inventato la bizona e il modulo 5-5-5. Lui, il pittoresco mister della Longobarda, capace di trascinare sul set, per il sequel della pellicola, campioni come Gigi Buffon, Alessandro Del Piero e Francesco Totti. Lui, che partendo come spalla di Franco e Ciccio e spolverando le terga di Barbara Bouchet e di Edwige Fenech, beh, ha fatto ridere generazioni d’italiani, arrivando infine a trasformarsi nel consulente occulto e clandestino (si fa per dire) di Chiellini e compagni. Il rapporto fiduciario tra il popolare artista e gli azzurri è stato orgogliosamente rivendicato da entrambe le parti in causa. È stato narrato che il “porca puttena”, urlo liberatorio di Insigne e Immobile dopo i gol, sia stato suggerito da Oronzo Cana’, pardon, Lino Banfi. Che si scambia whatsapp e video motivazionali con il Mancio, un altro che in fondo non ha mai voluto rinunciare al piacere di una risata.

Chissà, forse è un segno del destino. L’11 luglio mai sarà una data qualunque nella storia del nostro calcio e stavolta non c’entra il compleanno del grande Lino.

Correva l’anno 1982 e chi ha l’età giusta non ha mai potuto rimuovere il ricordo. Lo stadio Bernabeu, la finale mondiale contro i tedeschi, il rigore sbagliato da Cabrini sullo 0-0, il gol di Pablito Rossi, l’Urlo folle di Marco Tardelli per celebrare il 2-0, il terzo sigillo di Altobelli, la Coppa nelle mani del quarantenne Dino Zoff, le pipe allegre di Enzo Bearzot e di Sandro Pertini, i simboli di una unità nazionale ritrovata, la partita a scopone a quattro tra lo stesso Pertini, Zoff, Bearzot e Franco Causio sull’aereo che riportava i campioni del mondo nuovamente in Italia.

Basta, via. Dipendesse dalle ricorrenze e dalle assonanze, dai rimandi e dai richiami, gli inglesi potrebbero persino esimersi dal calcare l’erba verdissima di Wembley. Perché loro un Lino Banfi non ce lo hanno mai avuto e se ci mettiamo lì a contare i trofei sollevati amen, proprio non c’è gara. Noi quattro mondiali e un Europeo, loro una Coppa Rimet, per giunta vecchia più di mezzo secolo.

Eppure, lo sappiamo io che scrivo e voi che leggete. Siamo qui a tentare di ingannare il tempo che ci separa dal calcio d’inizio di Wembley. L’attesa è benzina che brucia dentro al motore del nostro entusiasmo. Sarà un week end infinito.

Porca puttena!