di Paolo Franci Talmente vicino all’orlo del baratro da poterlo toccare. Chissà quante volte deve essersi sentito così, il numero uno della Figc Gabriele Gravina, stretto nell’incertezza di un Europeo che più si avvicinava e più sembrava sfuggirgli. Non ha mai smesso di crederci però, come fu per la ripresa del campionato, nè di tessere un arazzo complicatissimo di rapporti tra calcio, politica e politica del calcio europeo. E ieri, quando sulla casella di posta ha visto il nome del mittente, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Valentina Vezzali, e quella Pec "urgente", il respiro s’è fermato per un attimo. Poi, un clic, la mail che si...

di Paolo Franci

Talmente vicino all’orlo del baratro da poterlo toccare. Chissà quante volte deve essersi sentito così, il numero uno della Figc Gabriele Gravina, stretto nell’incertezza di un Europeo che più si avvicinava e più sembrava sfuggirgli. Non ha mai smesso di crederci però, come fu per la ripresa del campionato, nè di tessere un arazzo complicatissimo di rapporti tra calcio, politica e politica del calcio europeo. E ieri, quando sulla casella di posta ha visto il nome del mittente, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Valentina Vezzali, e quella Pec "urgente", il respiro s’è fermato per un attimo. Poi, un clic, la mail che si apre e i pugni serrati in segno di esultanza. E quell’esclamazione poi ripetuta urbi et orbi: ""L’Italia e Roma ci sono!". Una sorta di "Yes we can" all’italiana. Perché, sì, adesso è caduta anche l’ultima barriera che ci separava dall’ospitare le tre partite dell’Italia all’Europeo all’Olimpico e un quarto di finale.

Su quella Pec, la Vezzali ha rinnovato il "pieno sostegno" che c’era stato fin dalla prima ora, con la stessa grinta che mostrava pedana. E poi: "Caro presidente, ti confermo che il governo rinnova formalmente l’impegno per lo svolgimento dell’evento in Italia, garantendo la predisposizione di ogni misura organizzativa diretta ad assicurare la partecipazione di una quota di spettatori pari ad almeno il 25%". Una coppia gol non da poco quella formata da Gravina e Vezzali. E, giustamente, il capo della Figc esulta: "Notizia splendida. La trasmetteremo subito all’Uefa!". Il sì di Draghi è dunque arrivato con larghissimo anticipo rispetto all’ultimatum dell’Uefa che fissava al 19 aprile la data ultima per garantire lo stadio aperto per almeno un quarto della capienza. E ancora una volta siamo i primi.

Indubbiamente, si tratta di una mossa ben assestata non solo per il pallone, ma anche per la prospettiva di ripresa del Paese. Ne è sicuro Gravina: "L’11 giugno, giorno di Italia-Turchia, segnerà la ripartenza del Paese, non solo quella del calcio. Serviva un’assunzione di responsabilità anche se in prospettiva, un messaggio di speranza pensando da qui a due mesi". In perfetta sintonia il sottosegretario Vezzali: " Non si tratta solo di riaprire uno stadio, ma di un momento simbolo: questa è la luce in fondo al tunnel. Il Governo - prosegue – sta lavorando per far ripartire i settori economici trainanti il Paese e tra questi vi è anche lo sport, la sesta industria italiana". Una notizia che rende felice anche il numero uno del Coni Giovanni Malagò – "E’ una notizia che dà speranza a tutto lo sport italiano" – e il presidente di ’Sport e Salute’, Vito Cozzoli: "Siamo felici che il nostro lavoro abbia contribuito a far rimanere in Italia l’Europeo".

Ma ora è tutto il calcio italiano a voler riaprire ai tifosi, non solo quello delle serate degli Europei. "E’ arrivato un segnale importante per il Paese – commenta il presidente della Lega Serie A, Paolo Dal Pino –. Noi abbiamo predisposto già da un anno un dettagliato protocollo per riaprire gli impianti al pubblico, in totale sicurezza per il tifoso e a percentuali crescenti di tifosi. Ci aspettiamo che già dalle prossime partite si possa tornare ad ospitare perlomeno 1.000 spettatori, per poi arrivare al 25% della capienza a fine stagione".