di Paolo Grilli Con tre gol in nove partite (due le ha già saltate per infortunio, nella gara col Napoli non venne rischiato visto il ritorno last minute dal Sud America), Paulo Dybala è il cannoniere della Juve in campionato. La sua assenza contro la Lazio, oggi pomeriggio all’Olimpico – è un guaio al polpaccio a fermare la ‘Joya’ – non può che essere fonte di pensieri ansiogeni per Massimiliano Allegri, nel cuore di una stagione tempestosa per i bianconeri, ora alle prese con una sfida di enorme peso. Di fronte c’è l’ex quasi ripudiato dalla Signora,...

di Paolo Grilli

Con tre gol in nove partite (due le ha già saltate per infortunio, nella gara col Napoli non venne rischiato visto il ritorno last minute dal Sud America), Paulo Dybala è il cannoniere della Juve in campionato.

La sua assenza contro la Lazio, oggi pomeriggio all’Olimpico – è un guaio al polpaccio a fermare la ‘Joya’ – non può che essere fonte di pensieri ansiogeni per Massimiliano Allegri, nel cuore di una stagione tempestosa per i bianconeri, ora alle prese con una sfida di enorme peso. Di fronte c’è l’ex quasi ripudiato dalla Signora, Maurizio Sarri, che alla Lazio ha finalmente fatto prendere i giri giusti grazie anche alla contemporanea presenza in campo di Milinkovic-Savic e Luis Alberto. E proverà pure ad allungare dal +3 attuale sulla Juve. "Che cosa mi è rimasto di quella stagione? Uno scudetto vinto. Io lì ho chiuso un cerchio per la mia carriera, per la squadra invece si stava chiudendo un ciclo", dice il tecnico biancoceleste omettendo ricordi piacevoli semplicemente perché, in sostanza, a Torino ce ne sono stati ben pochi.

Sarri potrebbe recuperare in extremis Ciro Immobile, proponendolo magari in campo a gara in corso. L’attaccante, a proposito di gol, ne ha fatti già dieci: appena tre meno di quanti ne abbiano segnati sin qui i bianconeri in campionato senza Dybala.

Per Max l’ennesimo busillis di un’annata partita subito in salita, e che sembra condannata a essere prima di tutto quella del ritrovamento dell’identità di squadra (o della sua ricostruzione?). In avanti si punta ancora su Morata e Chiesa, con Kean e Kaio Jorge opzioni per sparigliare le carte nella seconda metà di gara. Anche a centrocampo, pochi svolazzi tattici date le assenze di Bernardeschi e Ramsey, con Rabiot chiamato come sempre a un cambio di passo.

Comincia oggi un ciclo di partite fondamentali per la Signora, ancora aggrappata all’obiettivo di prendersi almeno l’ultimo posto Champions: se la vetta nemmeno si vede, 14 punti più su, la quarta piazza dista molto meno, appena quattro lunghezze. Ma la missione remuntada per l’Europa dei grandi passa anche dall’obbligo di mettersi dietro Atalanta, la stessa Lazio, la Roma, la Fiorentina, il Bologna e il Verona.

Ecco perché Allegri ribadisce l’importanza dei fatti, a soverchiare ogni tipo di chiacchiere.

Del resto, manca pure il tempo per filosofeggiare. La Signora martedì farà visita al Chelsea non solo per giocarsi il primato del girone di Champions, ma per misurare le proprie reali ambizioni europee al cospetto dei campioni. E tra una settimana arriverà allo Stadium l’Atalanta a conclusione di un trittico probante come pochi. Prendesse il giusto abbrivio, la Signora poi potrebbe davvero volare avvicinandosi all’inverno, con una serei di impegni, all’apparenza, più alla portata. Un volo basso, magari, ma pur sempre un volo.