A destra Zakia Khudadadi, afghana, in azione durante un match di taekwondo
A destra Zakia Khudadadi, afghana, in azione durante un match di taekwondo

Mentre continua a far discutere il caso del lanciatore del peso malese Muhammad Ziyad Zolkefli, privato della medaglia d’oro perché prima della gara, poi vinta con record del mondo, si era presentato con tre minuti di ritardo in piazzola, altre polemiche arrivano a confermare che le Paralimpiadi si stanno avvicinando alle Olimpiadi in tutto.

Da una parte inizia ad allargarsi la schiera di chi vorrebbe rivedere i criteri con cui vengono stabilite le classi di competizione: anche ieri nel nuoto ci sono stati alcune finali troppo sbilanciate, tra atleti che presentano limitazioni molto diverse portati a gareggiare insieme.

L’altro caso riguarda i 25 paesi che non sono rappresentati in queste paralimpiadi, a fronte di una partecipazione di 162 nazioni. Secondo un’inchiesta del giornale tedesco ‘Die Zeit’, sette di questi 25 paesi sono stati esclusi perché non hanno pagato le quote associative. Altri paesi più piccoli dell’Oceania, come Vanuatu o isole Fiji, non sono riusciti a partecipare a causa delle regole anti Covid: passando per l’Australia, avrebbero dovuto sottoporsi a una quarantena di due settimane tra andata e ritorno. Per altri motivi non c’era l’Afghanistan, ma è arrivata e ha gareggiato Zakia Khudadadi nel Taekwondo.