di Paolo Franci Lui, Rafa, tifosissimo del Real Madrid al punto che un giorno vorrebbe diventarne il presidente - se ne faccia una ragione lo zio Miguel Angel, bandiera del Barcellona ieri presente in tribuna - ci ha messo meno, molto meno dei Blancos per agguantare la ’Decima’ (Champions) firmata Ancelotti. Appena 16 anni per vincere dieci volte gli Internazionali Italia, Master 1000 più prestigioso al mondo ma anche porta del Paradiso, perchè le sensazioni di Roma, si sa, possono diventare le certezze di Parigi. Certezze che lui ha testato con avversari affilatissimi come Shapovalov, o il nostro SInner, per dirne un paio. E stessa cosa si può dire di Nole...

di Paolo Franci

Lui, Rafa, tifosissimo del Real Madrid al punto che un giorno vorrebbe diventarne il presidente - se ne faccia una ragione lo zio Miguel Angel, bandiera del Barcellona ieri presente in tribuna - ci ha messo meno, molto meno dei Blancos per agguantare la ’Decima’ (Champions) firmata Ancelotti. Appena 16 anni per vincere dieci volte gli Internazionali Italia, Master 1000 più prestigioso al mondo ma anche porta del Paradiso, perchè le sensazioni di Roma, si sa, possono diventare le certezze di Parigi. Certezze che lui ha testato con avversari affilatissimi come Shapovalov, o il nostro SInner, per dirne un paio. E stessa cosa si può dire di Nole Djokovic, per il quale basterà citare la battaglia su due giorni contro Tsitsipas. Nessun dubbio: sul Centrale del Foro Italico è arrivato il meglio del tennis visto a Roma, con Nadal e Djokovic che hanno giocato una grande finale, vinta dallo spagnolo col punteggio di 7-5 1-6 6-3, la sesta tra i due con un parziale di 4-2 per Rafa.

Gli indizi che la finale potesse essere più Rafa che Nole erano arrivati con l’idea che il serbo potesse essere più provato dopo la battaglia con Tsitsipas e il difficile match con Sonego nello stesso giorno. E invece c’è stato un momento preciso nel match in cui ogni sensazione ha fatto rima con Djokovic.

Dopo il 6-1 rifilato a Rafa nel secondo set - grazie ad un’impennata di Nole ma anche per la minor efficacia di Nadal - il numero uno del mondo ha avuto due palle break sul 2-2 del terzo set. E se ne aveesse portata a casa una la curva del match sarebbe sicuramente cambiata. Invece Rafa le ha annullate e da lì Djokovic è praticamente imploso.

Da quel golpe sventato Nadal piazzerà sette punti di fila e un parziale di 11 a 1 che si trasformerà nel razzo del trionfo. Però che bello, che tennis, che soluzioni balistiche. Forse Nole e Rafa non sono più forti come cinque anni fa, ma sono ancora di gran lunga i più forti, aspettando quel ragazzo svizzero di 39 anni che proprio oggi torna nel torneo di Ginevra, dalle sue parti, per saggiare condizione e tennis in vista del Roland Garros. E, a proposito di King Roger, Nole Djokovic, che certo non ama la banalità, anzi, alla domanda scontata di Diego Nargiso sul fatto di aver respinto "ancora una volta l’assalto dei NextGen" ha risposto ridendo ma con una stoccata: "Alla 55ª volta che mi fanno questa domanda in una settimana... Sai che ti dico? che stiamo reinventando il NextGen e il NextGen siamo noi, io, Rafa e Roger, che sta tornando e anche Nicola Pietrangeli!" e giù risate. Nadal, con la Decima tra le braccia ha detto come Roma sia "il posto più importante della mia carriera" lasciandosi andare all’amarcord della prima volta, nel lontano 2005: "Quando vinsi contro Coria dopo 5 ore e 15 minuti. Essere di nuovo qui con la coppa in mano 16 anni dopo, indescrivibile!".

I due hanno dato spettacolo alternando potenza e traiettorie impossibili a scenari tattico-strategici straordinari, Nadal è stato più continuo di Nole che pure in certi momenti ha costretto il maiorchino alle corde. Ma si sa: il saper soffrire è una delle doti che hanno cementato la grandezza di Rafa. Nadal ora punterà al 14esimo successo al Roland Garros, dopo aver vinto al Foro Italico l’88esimo titolo della carriera: 20 prove del Grande Slam, 36 1000, una medaglia d’oro olimpica, 22 tornei 500 e nove 250.